7.5.08

Teoria dell'odio, pestaggi e filosofia skin

Nel capoluogo qui accanto hanno ucciso un ragazzo della mia età. Si chiamava Nicola Tommasoli.
Conosco bene quella città. I parenti di mia madre vivono lì, mio nonno abitava lì, la mia ragazza ci studia, mio padre ci vive e lavora. E' una citta imponente e ordinata. Pulita e disciplinata. E' una città nera, dove l'aria del Lago di Benaco ha trasportato una diffusa nostalgia repubblichina.
Un posto in cui un terzo dei cittadini vota Lega Nord e un altro terzo più o meno a destra. Se vi capita di entrare in qualche negozio di t-shirt e accessori, li troverete zeppi di aquile, celtiche e croci sudiste.
Qui a V-town, non siamo da meno, abbiamo ad esempio un accogliente locale di musica metal, dove però se hai i rasta è meglio che non entri.
Torniamo al pestaggio di Nicola. Chi l'ha calciato a morte mentre era steso a terra?
Cinque bulletti. Galletti come ce ne sono tanti.


Apro una parentesi. Mi è capitato di lavorare saltuariamente come fonico. Esattamente un anno fa, ho lavorato una mattina alla giornata della creatività del Liceo Lioy. Un' occasione d'oro per assistere agli esordi di becere band puberali. Lì ho potuto ammirare i massimi prodotti della società, per la prima volta dall'esterno, e il suo futuro. Si andava da certi ragazzini con kefia, felpe dei Nirvana o maglione peruviano, ad altri in tiro, con camicia e golfino o jeans scuri attillati e stivali.
Sorpresa quando scopro che proprio questi ultimi sono la seconda "band" in scaletta.
Non riuscii a reagire quando, mentre gli sprovveduti chitarristi si accordavano dal vivo a tutto volume, il loro "cantante" alzò il braccio teso salutando i "camerati" del pubblico. Rimasi a bocca aperta esterefatto.
Quando però dopo la seconda canzone, riprese il discorso da balcone, tirai giù il volume del microfono e accesi il mio alla console. Lui urlò come il miglior boàro che il microfono non funzionava. Risposi in stereofonia che glielo avrei acceso solo se avesse smesso di dire cazzate. Risate generali, applausi. L'idiota di lì in poi si limitò a far fuggire il pubblico con una pessima performance.

Perchè questa parentesi? Per chiarire la premessa: il branco non era di skinhead. Come quei cinque ce n'è un' intera generazione.
Per loro gridare "Silvio! Silvio!" o "Duce! Duce!" non fa la minima differenza. Sono incolti, superficiali e, come tutti, trascorrono le settimane nell'attesa di bagordi e spasso. E quando l'occasione non c'è, la si crea. E quale può essere lo spasso per chi forse non frequenta, ma di certo la pensa come gli ambienti naziskin?

Proprio contro questo universo si è scatenata la stampa l'altro ieri salvo poi rettificare molte affermazione già ieri.
Ma vediamo come hanno risposto alle accuse i veri capi e fondatori della corrente.
(Fonte: Corriere della sera)

Abbiamo Giordano Caracino, 29 anni, attuale presidente del Fronte Veneto Skinheads così descritto: jeans e maglietta attilati su un fisico da pugile.
Piero Puschiavo, 42 anni, imprenditore, "leggenda nera" che nel 1985 fondò il Fronte e in seguito avviò imprese musicali e editoriali ad esso legate, come la fanzine Biltzkrieg o la rivista Azione Patavinum, nella quale indicava come principale nemico "l'imbastardimento della nostra razza".
Infine, Andrea Miglioranzi, capogruppo della Lista Tosi al comune, un "armadio di quasi due metri" che un tempo suonava nei Gesta bellica, band che esibiva testi di elevata caratura come "tu rosso compagno di negri e immigrati, vigliacco senza onore" ma che ora hanno "testi più sfumati: "Nessuna pietà" e "Falciando e martellando"."
Miglioranzi dà i primi spunti: anzitutto nasconde la testa nella sabbia "Per favore, le persone cambiano, giudicatemi per quello che vedete adesso" salvo poi riprendersi "Non mi sento in imbarazzo. Non mi devo discolpare di nulla. Quei ragazzi non fanno parte della mia storia. Sono degli stupidi esaltati. Magari avessero fatto parte del nostro gruppo, avrebbero imparato a vivere in modo etico, rigoroso, secondo la filosofia skin". Conclude "Suonavo in un gruppo che era una specie di 99 posse di destra, quel che è stato è stato". Qui il musicista che è in me fa notare come sembri una specie di legittimazione il poter ripondere al "se vedo un punto nero gli sparo a vista" della band napoletana. A essere sincero mi dà fastidio sentire quel pezzo o vederlo cantare come motto. Non è dissimile dall'inascoltabile R.A.K. -Rock Against Komunism, ndr- che suonano le teste rasate. E' uno schifo, da una parte e dall'altra. Si semina solo l'odio. Di questo passo esisteranno sempre due Italie.


Ma andiamo avanti. Miglioranzi ha lanciato uno spunto: cos'è la filosofia skin? Lo spiega Puschiavo "Onore, senso del dovere, pragmatismo e ordine". Cavolo, sembra zen. O il codice dei samurai.
Caracino spiega meglio: "Skinhead è un modo di vivere la vita, secondo uno spirito nazionalista".
Quindi, spiegano i due esponenti, l'episodio di Verona nulla ha a che vedere con il movimento e il suo codice etico.
"Noi concepiamo il combattimento, fa parte della vita. Ma tanti contro uno solo, mai", spiega Caracino.
"Ah, ecco!" aggiungo Io.
E Puschiavo afferma certo che "si sono persi i valori e certi giovani colpiscono per futili motivi. E' il sintomo di un dilagante malessere sociale. E non c'entra niente la destra o la sinistra". E se lo dice il sociologo...

Ma devo far notare io che è lui che ha dato un'organizzazione e una gerarchia a frange prima disarticolate e alimentato un senso identitario con le sue riviste e producendo band come i Gesta bellica?
Andiamo a vedere allora come gli adepti, o meglio, i camerati, hanno esportato il codice etico della filosofia skin.
"Negli ultimi due anni in Veneto sono stati una trentina gli atti di violenza di matrice neonazista. Tredici solo a Verona. Gli altri fra Treviso, Vicenza e Padova: al bicentenario del Liceo Maffei una ventina di giovani armati di spranghe pestano tre studenti; sempre a Verona, tre brasiliani incrociati per strada vengono interrogati sul fascismo e aggrediti, uno finisce in ospedale; a Treviso uno scrittore incappa in ultrà di Forza Nuova e finisce pestato...è un rasta; a Padova un tifoso avversario ci ha rimesso la milza e sono finite pestate addirittura due guardie carcerarie "perchè terroni". La partita era Foggia-Padova, le guardie tifavano Padova."
Arrivati qui ci stava un bel punto. Ma il Corriere ha spazio per la chiusa di Puschiavo: "Capito? Dove sono i valori?"


Ma come, scusa. E' la sua gente, quella. La sua audience. Quelli che leggono le sue fanzine di bassa lega mantenendo i suoi due figli. Gente che proviene dal suo ambiente e condivide i suoi valori. I servizi segreti hanno individuato nel Veneto una delle zone a più alta intensità di militanti naziskin. Non se ne stupisce il Prof. Santinello dell' Università di Padova, psicologo e studioso del disagio giovanile: "il Veneto con Freda, Ventura e la rosa dei venti è stato laboratorio dell'estremismo di destra. La violenza dei naziskin prende avvio da quel periodo storico, si rifà a una cultura di destra violenta".
E chi era il Dottor Frankestein nel laboratorio Veneto? Mr. Birra e Pupe, che afferma che il suo unico rimpianto è "aver fatto troppo poco per elevare i valori ideali della nostra tradizione, nella quale si inserisce la lotta ai gay, che sono dei falliti, la loro patologia è incurabile". "Sono tutti figli dell' America, dei suoi film corruttori e violenti, dell' ossequio continuo a Israele". Un elemento così viene percepito come colto dal giornale. Io mi sento bruciare dentro. Mi viene da chiedermi ogni giorno cosa significa qualunquismo. Populismo. Grillo al confronto è Shakespeare. Almeno lui sa cos'è la satira, sa capire le persone e farle ridere; sa guardare al futuro...
Uno così cosa fa? Che futuro vede? Che alti valori propina ai giovani? Si dovrebbe spiegare a individui simili che certi film sono finzione filmica, per l'appunto, e bisognerebbe far loro vedere invece le numerose pellicole internazionali che negli ultimi anni hanno affrontato il dramma israelo-palestinese e mediorientale.
Prima ancora, si dovrebbe legarli a uno sgabello a vedere Schindler's list e American History X fino alla nausea. Ma sarebbe fatica sprecata. Anzi, forse ne godrebbero, chissà.

Non so più cosa pensare: il processo è irreversibile? Sono cresciuto contornato da individui simili e credo che ci morirò pure. Alcol, risse facili, testosterone, cultura zero.
Di certo, morire pestato da delle bestie così è uno dei finali più onorevoli che riesco a immaginare.
Puschiavo parla di famiglia, scuola e lotta sociale. L'idea che mi sono fatto è che certa gente decide di darsi da fare senza la predisposizione, senza le competenze, ma soprattutto senza che nessuno glielo abbia chiesto!

E allora per rispondere a Puschiavo, cito una voce della sua tanto cara Chiesa, don Andrea Brugnoli, che dei suoi camerati dice "sono persone deboli psicologicamente, si radunano e si danno forza l'uno con l'altro. Manifestano una violenza che tiene lontani quelli che temono".

Capito, camerati? E' così che sarete ricordati. Come deboli, codardi e spaventati.
L'Italia è una cloaca e voi puzzate.


Amen.

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