30.8.08

Colpi di sole 2

O dell'antica arte del giornalismo imbarazzante.

Il secondo capitolo dedicato agli strafalcioni da insolazione riguarda la stampa.
Avevo deciso di scrivere questo post già in ferie, irritandomi e vedendomi costretto a imprecare davanti al televisore, per uno svarione giornalistico -ma neanche, linguistico- che ha coinvolto tutti i telegiornali nazionali e che resiste a trombe d'aria e a quella che Studio Aperto chiamerebbe "emergenza caldo".


Da un mese, la cronaca politica internazionale ha portato alla ribalta sulle prime pagine e nei collegamenti in diretta l'esistenza di un insignificante staterello, cogliendo di sorpresa gli sprovveduti giornalisti ferragostani. Parlo della Georgia e della sua capitale, Tbilisi.

Se per la carta stampata non ci sono problemi, dovendo solo riportare il nome scritto sugli atlanti aggiornati al 1991, dopo averne trovato la collocazione, le lingue degli speaker e degli inviati si è ingrovigliata nel pronunciare l'intricata sillabazione.
Fateci caso, nessuno pronuncia Tbilisi (T'-bì-li-si), ma "Tiblisi" (Ti-blì-si).

D'accordo, sono un pignolo, ma mi sembra abbastanza grave, parlando di gente che di mestiere informa e dovrebbe quindi essere prima informata. E invece chiacchera, scribacchia e legge -sbagliato!-.

Potrei continuare con le cronache USA, la superficialità e conseguenti missunderstanding con cui vengono inondati i servizi da oltreoceano. A novembre, tuttavia, manca un bel po' e quindi aspetto. Mi limito a segnalare la diffusa convinzione che Obama sia il primo candidato nero della storia. Ok, le apparenze ingannano e a tutti la prima volta che l'abbiamo visto è saltato in mente "Hey, questo non è biondo con gli occhi azzurri", però dopo che da un mese sei in villeggiatura al solo scopo di dare delle informazioni, dovresti essere venuto a sapere che quel signore è mulatto, non nero! Anche i sassi sanno che mamma Obama è bianca! Afro-americano va bene, o anche di colore. Di nuovo, sono pignolo, ma nero lo accetto se lo sento al bar, non da uno collegato da Denver a mangiare hot-dog.
Sull'argomento Obama merita una riflessione a parte la chiusa di Gianni-faina-Riotta dopo il servizio sul trionfale discorso alla convention democratica -credetemi, l'ho seguito in diretta-.
Ebbene, Faina dall'alto della sua faziosa posizione di prestigio, ha precisato che, cito a grandi linee, "sì, a parlare siamo tutti bravi e Obama fa tante promesse, ma se dovesse essere eletto chiederebbe favori all'Europa e al Mondo e allora l'illusione si spezzerebbe". Parola di uno che ha capito tutto! Che fa finta che nella disgraziata evenienza che i repubblicani continuassero sulla stessa linea, non ci verrebbe chiesto nulla.
E invece seguite il ragionamento: Bush e Berlusconi sono amiconi e dalla stessa parte politica. In America George W. ha un gradimento del 20%, ma Berlusconi ne ha sempre appoggiato le scelte. Se i repubblicani perdono, Berlusconi perde un amico e il cambiamento-Obama potrebbe dare la sveglia ai democratici locali. Ergo, Obama è cattivo e ci ricatterà. E' l'uomo nero!
Eh, sì. A parole sono tutti bravi.

Chiudo con la piccola perla che ha regalato stamane il quotidiano locale, il Giornale di Vicenza, dove in un paginone speciale "inchiesta sul federalismo", tutto tappezzato di grafici con gli stemmi leghisti come sfondo, campeggia a caratteri cubitali: "Tasse alla regione. Un veneto su otto dice che è giusto".
Uno su otto? Il 12% !
Peccato che i campioni raccolti e pubblicati riportino una percentuale di quasi l' 80%, quindi 8 su 10!!
Complimenti. Non serve aggiungere altro, se non che la percentuale di chi effettivamente crede che il federalismo sarà realizzato da questo governo (ossia la fiducia nel governo) risulta scendere al 60%.


Come per le elezioni USA ci sarà tempo per riparlarne. Diamine, federalismo, base USA e referendum. Tra poco sarà come essere al centro del mondo.
Come abitare a Tbilisi.

R

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