20.9.08

Esempio di liberismo

Ah, il governo italiano!
Quante soddisfazioni regala ogni giorno.
Ogni mattina sfogliando il giornale si può star certi di trovare una nuova perla (o come la pronunciano gli inglesi: "peerla").

Oggi si leva il grido d'allarme delle parafarmacie. Per chi non lo sapesse, sono punti vendita localizzati nei centri commerciali dove sono reperibili farmaci da banco, per cui non servono ricette, a prezzi ridotti. La liberalizzazione del settore risale a due anni fa, ad opera del precedente governo "bolscevico e liberticida", e ha comportato l'apertura di centinaia di parafarmacie in cui si possono acquistare farmaci di prima necessità e, appunto, prodotti parafarmaceutici (contraccettivi, cosmetici, prodotti omeopatici) scontati del 20-30%.
Insomma, un' opportunità per i "consumatori" (brutta parola) sempre più stremati dal caro-vita e uno sbocco professionale per oltre 50.000 farmacisti non titolari.

L'associazione dei parafarmacisti, l'Anpi, é ora in allarme peri il ddl. 863 presentato alla Commissione Sanità del Senato. Secondo il disegno di legge, i farmaci da banco tornerebbero esclusiva delle farmacie, mentre le parafarmacie potrebbero solo distribuire confezioni ridotte e non sarebbero più gestite da veri farmacisti. 
Insomma, si venderanno campioni al dettaglio e senza un parere medico.
(per inciso, viva la tutela dell'ambiente: dieci pastiglie oggi, una scatola, un foglio illustrativo; dieci pastiglie domani, due scatole e due fogli.)
Un nuovo, brillante esempio di come portare la "libertà" che campeggia sulla propria bandiera, di come salvare inoltre lo Stato dai buchi di bilancio creati, dando allo stesso tempo una mano alle lobbies occulte (le case farmaceutiche, naturalmente, non i farmacisti sul piede di guerra) e senza "mettere mano nelle tasche degli italiani".
E allora, chi é la mente geniale che ha partorito quest'idea?
Maurizio Gasparri (con il meno noto collega Tomassini, seppure alla quarta legislatura)

La notizia della grande idea dell'ex ministro delle comunicazioni -per il momento- passa inosservata, ma dovrebbe fare clamore, se associata all'altra piccola mossa sullo scacchiere della salute. 
"Risulta preoccupante la scelta del governo Berlusconi di rimuovere Nello Martini, farmacista senza legami politici, dalla gestione dell’AIFA, l’agenzia autonoma creata nel 2004 per approvare i farmaci e monitorarne l’impiego. Martini è riuscito con successo a limitare l’incremento della spesa farmaceutica al 13% dell’intero budget della spesa sanitaria, ma così facendo ha scatenato le ire dell’industria…
Martini è stato rimpiazzato a metà luglio dal microbiologo Guido Rasi, membro dell’amministrazione dell’AIFA e descritto dalla stampa italiana come vicino ad Alleanza Nazionale… In modo ancor più preoccupante il governo, insediatosi a maggio, dichiara di voler ridurre i poteri dell’AIFA separando la 
determinazione del prezzo dei farmaci dalla valutazione tecnica sulla loro efficacia, restituendo il potere decisionale sui prezzi al Ministero della Sanità e del Welfare.
In un momento in cui tutte le Nazioni faticano per riuscire a pagare, con budget ridotti, i prezzi sempre più alti dei farmaci di nuova generazione, questa scelta ha poco senso. Se l’Italia vuole effettuare un’efficace politica sui costi sanitari allora l’agenzia indipendente deve essere in grado di integrare 
tutte le informazioni tecniche con quelle economiche. Per di più le connessioni tra i Ministeri della Sanità e del Welfare con il sistema industriale sono sgradevolmente strette: per esempio la moglie del ministro Maurizio Sacconi è direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle aziende farmaceutiche." (da Nature, 7-8-08)


Tirare le somme, insomma, non sarebbe difficile per nessuno, se queste informazioni si sapessero, ma il ddl Gasparri-Tomassini rischia di entrare invece tra i provvedimenti silenziosi approvati mentre si getta fumo negli occhiagli elettori (sicurezza,prostitute, grembiuli, Salò e quant'altro). L'alternativa sarebbe spiegare il conflitto di interessi welfare-salute-case farmaceutiche-politica agli italiani, ma credo sia un po' troppo sperarci.

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