6.10.08

24.000 "basi" (e "saludi")

E' il day after a Vicenza.
E' un giorno strano, in cui riflettere.
A sentire e leggere i commenti al "referendino" di ieri sembra davvero di essere dei marziani.
"Sono davvero fuori dal mondo?"

Leggere gli sberleffi rivolti a mezzo stampa alle entusiastiche reazioni dei promotori locali e degli esponenti favorevoli da una sensazione tra il patetico e il depressivo.

E' davvero una sciocchezza diffusa volere diritti, cambiamento, pace, giustizia?
Già, perchè ognuno ha firmato per i propri motivi, ma adesso siamo tutti ugualmente dei poveri illusi che remano contro.
E in realtà è forse vero che le nostre convinzioni partono tutte da una stessa origine; una visione condivisa di un Mondo diverso e migliore. La parola è una: rispetto. Del territorio e dell'ambiente, della sovranità e dell'autodeterminazione, della vita umana e della pace, della libertà di espressione e di pensiero.
E' vera anche un'altra cosa, però: che a pensarla così sono in molti, sì, ma non abbastanza.
Ventiquattro mila no global, radicali, ambientalisti, pacifisti, anarchici, bigotti, infantili, ottusi, fatalisti, comunisti, anti-americani.
Chiunque si sia fermato un momento a mettere in discussione lo stato delle cose e le condotte future è un alienato e un disadattato.
Siamo dei "freak" e siamo in buona compagnia, pare.
Ma siamo perdenti. E ora ci vuole buon senso. più che mai.
Bisogna a nostra volta rispettare la democrazia per tanto invocata e avere il coraggio di ammettere che la volontà della maggiornza non è la nostra. Per ognuno che ieri ha firmato, ce ne sono tre in giro che la pensano all'opposto o, peggio, se ne fregano. 

Questo dato di fatto è destinato a frammentare la sensibilità fino ad oggi conforme delle varie anime del movimento. In futuro assisteremo a una radicalizzazione dell'opposizione, perchè solo i più cocciuti si accaniranno con le unghie e con i denti agli sviluppi a venire. Sempre più isolati, più disperati, con il rischio non così remoto che il tutto sfoci più avanti in repressioni coatte. 

I giochi ormai sono fatti e abbiamo calato le carte migliori, ma non è stato abbastanza.
Si può solo continuare a esprimere le proprie idee come fatto fino a oggi e cercare un dialogo.
Non bisogna lasciare che questa sconfitta ci cambi. Non dobbiamo ascoltare le risate. Abbiamo fatto vedere il meglio di noi e dobbiamo continuare a rispettare le regole, senza rinunciare ai nostri sogni e i nostri princìpi.

Dei miei amici americani, entrambi professori, venuti ospiti da Rhode Island ad agosto, erano perplessi sulla presenza di così tanti contingenti qui dislocati e concordavano sull'assurdità della presenza stanziale delle loro truppe a sessant'anni dalla guerra e venti dal crollo del comunismo.
Più importante ancora, mi dissero che la costruzione di un'opera simile, a casa loro, sicuramente sarebbe stata messa al voto dai cittadini, ma che nessuno avrebbe mai voluto una base nella propria città. Che, come minimo, andava fatta lontano dai centri abitati.

Forse, dunque, non siamo così pazzi come crediamo.
Forse alzando la voce, sempre più, tutti insieme, sempre di più, possiamo davvero cambiare il mondo.
Per fare ciò, però, bisogna fare bella figura. Essere superiori al "nemico", essere un modello di bellezza e purezza da imitare.

Ventiquattro mila cartoline da una civiltà migliore.

"Saluti e baci da Vicenza.
Alla prossima."


R

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