8.1.09

Les Grenouilles

Con il ritardo obbligato per il caos natalizio, ho ricevuto ieri un pacco di cd dalla Jestrai (etichetta che si conferma tra le migliori e più ricettive del panorama italiano).

Il primo cd che ho aperto è stato "Saltando dentro al fuoco" dei Grenouille, disco che ha confermato la pregievole impressione aveuta dall' anteprima su myspace, che ho ascoltato per la prima volta ormai quasi due anni  fa. Mi sono subito accorto delle mie affinità musicali e delle comuni influenze con questa band milanese, che alla fine mi hanno spinto ad acquistare il loro album. Come detto, le attese sono state confermate da subito, con "Un grave danno", che richiama da vicino i mai dimenticati Alice in chains, ma che grazie al cantato scanzonato non risulta altrettanto heavy. La ricerca dei testi è schizzofrenica e ironica, fresca, anche a livello lessicale:"Tutta questa diossina deve avermi fatto male" , "Spero di non aver causato un grave danno al mio cervello" (geniale il finale che spiega il perchè del dubbio della canzone "Spero di non aver causato un grave cervello al mio danno").
In effetti, è il cantato a risaltare, legando il souno dell'intero cd e alzando la media dei diversi brani.
La seconda traccia è la vera perla del album. Un basso saturo e malato apre a un riff che sembra uscito da Bleach dei Nirvana rimasterizzato. Nel cantato delle strofe "Babilonia" riporta alla mente lo zio Godano, fino al ritornello morbido e languido al limite dell' appiccicoso, che infrange come un raggio di sole il muro ruvido e cadenzato della canzone. La traccia che da il titolo al cd è furbamente la hit predestinata: chitarroni grunge aprono una ballata pronta a esplodere (o implodere? "Milano sta bruciando, ma non mi sposterò"). Le armonie vocali, soprattutto nel ritornello non possono non rimandare ai Tre allegri ragazzi morti , disegnate su misura per richiamare le grida in coro di centinaia di giovani ragazzi persi sotto il palco. Ancora la metropoli protagonista, con "Grosso guaio in Paolo Sarpi", che ci riporta in territorio grunge, ma stavolta nelle fangose rive dei Mudhoney, fino al ritornello hardcore. Un blues cupo e massiccio fa invece da intro a "Io, te, Milano e l'anoressia", in cui risuonano nuovamente echi dei TARM, degli Alice in chains e di certi pezzi pop alla Foo Fighters. L'altro singolo da radio del cd è "La Giò ed io", l'happy song: "Io e la Giò nanananaaa siamo una forza, io e la Giò nanananaaa e una bomba atomica. Fammi entrare nel tuo tubo. Io la Giò. Sesso droga e rock and roll". Un pezzo country rock scanzonato a spezzare la furia dei brani a venire: l'ossessiva e perversa"La mia pic cola", con un fraseggio spezzato, sospeso su chitarre metal e intermittenti, e "8 buoni modi", che sembra uscire da Celebrity skin delle Hole. In coda al cd, "La terza guerra mondiale", un' intima confessione di disagio e autodistruzione, che monta fino ad aprirsi del tutto nel finale, impreziosita dal testo struggente: "Oggi ho deciso di farmi male perchè non riesco a fare niente. Oggi ho deciso di farmi male perchènon ho niente da fare".
In chiusura un lungo pezzo noise strumentale,"Moonshine pub". Ripetitivo e cupo, come certi interludi a la Pearl jam, lungo e rumoroso come i Melvins e le spore dei Marlene kuntz.

In definitiva, un ottimo lavoro, che spero renda altrettanto dal vivo. Per conto mio non ho riserve per i Grenouille e per questa loro opera prima in perfetto equilibrio tra la scena di Seattle e l'avanguardia indipendente italiana. Avercene!

Voto: 9

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