10.2.09

Dux mea obscuritas

Sono appena stato invitato a un gruppo vicino a "Lotta Universitaria" su Facebook.
E' l'espressione studentesca di Forza Nuova, o altresì una congrega di sedicenti "uomini superiori" che ritengono di avere la missione di indicare la strada per un futuro raggiante che vedrebbe, ovviamente, i membri nelle alte gerarchie.
E' evidente che a costoro piace credere di essere una setta d'elite, una e-massoneria, mentre sono universitari-per-sbaglio esaltati e niente più.
L'ignoranza regna sovrana e, come è ovvio, si serve delle nuove tecnologie per la propaganda.

Per questo motivo, oggi propongo un po' di storia contemporanea.
Storia del giornalismo, per la precisione.
Può sembrare una barzelletta, ma il giornalismo ha avuto un forte impatto sui maggiori avvenimenti degli ultimi trecento anni di storia, in primo luogo per l' incidenza sull'opinione pubblica e la sua formazione.
All'inizio del secolo scorso, mentre oltreoceano i media venivano utilizzati come canale tra i cittadini e le istituzioni, come collante sociale che accoglieva il pluralismo e la critica come una conquista, in Europa si assisteva a una generale degenerazione totalitarista che mise a tacere le voci fuori dal coro e che ebbe un grande precursore e "maestro" indiscusso: Benito Mussolini.

Molti non sanno (o dimenticano) che Mussolini esordì come giornalista.  Dal 1912 fu direttore dell' Avanti, organo del partito socialista. Da megalomane quale si dimostrò, nel 1915 lanciò entusiastici proclami a favore della guerra contro l'Austria, consumando proprio su quelle pagine lo strappo con il partito.
Il nostro decise così di fondare il proprio giornale, "Il Popolo d'Italia" (questo titolo mi ricorda qualcosa n.d.r.), che nei tre anni successivi rischiò più volte il fallimento, per essere salvato nel 1918.
Nel 1919 Mussolini fondò i fasci di combattimento e subito i suoi nuovi seguaci dimostrarono la propria riconoscenza incendiando la sede del suo vecchio giornale.
Due anni dopo, durante le proteste operaie, le sedi di giornali assalite sono 29, senza più distinzione tra socialisti, comunisti o democratici. La polizia non muove un dito, gli altri giornali tacciono. Alcuni perchè confidano nel movimento reazionario per restaurare l'ordine e difendere il capitalismo (esaltato da Mussolini), gli altri perchè esposti alle minacce e al controllo dei ras fascisti.

Nel 1925, sul "Secolo", Mario Borsa* scrive: "La stampa italiana, soprattutto quella liberale e democratica, ha taciuto troppe cose e troppo a lungo. Il pubblico ha avuto appena una vaga e imperfettissima idea di tutto ciò che è avvenuto nel 1921 e 1922. Le purghe di olio di ricino, le randellate, le spedizioni punitive, le distruzioni e gli incendi delle cooperative, delle Camere del Lavoro, delle società operaie si consumavano nell'ombra, talora nella connivenza delle forze delle autorità e trovavano appena cenni fuggevoli, attenuati, deformati sui maggiori giornali. La stessa teoria della forza che l'on. Mussolini andava svolgendo con crescente baldanza nei suoi articoli quotidiani non provocava che incerte e timide confutazioni. La stampa italiana aveva disertato; aveva tradito la sua missione. 
Ci possono essere state delle attenuanti. I corrispondenti provinciali erano messi a dura prova, non potevano riferire la verità ai loro giornali. I fascisti locali li tenevano d'occhio e li minacciavano. Spesso essi stessi preparavano loro il pezzo da mandare. Talora accompagnavano persino i corrispondenti nelle cabine telefoniche ed assistevano alle telefonate. Si immagini con questi sistemi come sia stata fedele e veritiera la cronaca dei nostri giornali in quella
oscura vigilia. Nemmeno le redazioni avevano le mani libere. I sistemi fascisti di invadere e distruggere le tipografie, di rovinare i macchinari, di fare falò dei giornali avevano preocupato i proprietari che, naturalmente, premevano sui giornalisti raccomandando circospezione e prudenza."

I primi segnali d'allarme arrivarono solo nell'estate del '22, quando era ormai troppo tardi: il 28 ottobre i fascisti intimarono ai giornali non schierati di non uscire, quelli che si rifiutarono vennero assaliti dalle squadre. Il giorno dopo, Mussolini era a Roma da Vittorio Emanuele.

Tra il 1923 e 1924 aumentò il numero di aggressioni, intimidazioni, sequestri, accompagnati dalla fascistizzazione delle redazioni (con nuovi direttori e incentivi dallo Stato), fino all'omicidio di Matteotti. Per la prima volta la stampa reagì insieme all'opinione pubblica; oltre ai quotidiani di sinistra, anche i giornali liberali chiesero l'intervento del re e l'epurazione del movimento fascista.
Mussolini rispose inasprendo le leggi sulla libertà di stampa (diffide, censura preventiva, ecc). Inutili saranno le proteste portate avanti dalla Federazione della Stampa fino all' instaurazione della dittatura.
Da lì in poi fu addirittura peggio: si iniziò nel 1925 con una nuova legge sulla stampa, che tra l'altro impose l'iscrizione all' Albo dei giornalisti per esercitare la professione (facendo leva sul "senso di responsabilità" e la "prevalenza della libertà dello Stato su quella del cittadino"), fino ad arrivare l'anno dopo alla soppressione di tutti i giornali avversi al fascismo, dei partiti e all'introduzione della pena di morte.


Questa, in breve, è la ricostruzione del tempo. Tutto quello che in seguito il fascismo costruì e distrusse muove da queste vicende. Mussolini conosceva bene l'importanza dei mezzi di comunicazione e sapeva che controllarli significa avere anche il controllo dell' opinione pubblica. Non a caso fu preso ad esempio dal collega Hitler. Entrambi erano circondati da intere gerarchie di giovani e ardimentosi "uomini superiori" che avrebbero portato la nazione allo splendore e che ancora oggi riescono a ispirare tante menti illuminate...

La lezione è finita. Vi lascio con una frase di Foscolo che "Beppe" Mazzini pubblicò nel 1832 sulla Giovine Italia e che sembra appartenere a un altro Beppe nazionale:
"Scrivete. Perseguitate con la verità i vostri persecutori."

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