25.3.09

Le chiacchere stanno a zero

In quarta pagina sul quotidiano locale campeggia una notizia "glissata" dai telegiornali in coro:
"Tagli alla scuola: -42.000 posti, il 40% sarà al Sud"

Non ancora metabolizzate le forti proteste e polemiche dei mesi scorsi, ecco che arrivano i dati ufficiali: 10.000 insegnanti in meno alle elementari, 15.500 alle medie e 11.350 alle superiori.
E ancora riecheggiano nella mente i comunicati ufficiali in risposta alle preoccupanti e fuorvianti stime ufficiose di certi sindacati bolscevichi all'inizio dell'anno accademico.
"Taglieremo gli sprechi." "Nessuno perderà il posto: gli esuberi saranno assorbiti dal tempo pieno."

Ora le lagne dei prof, i cortei per le vie cittadine, gli scioperi e le iniziative di protesta sono giustificabili, rinvigoriti per lo più dall'enorme presa per i fondelli.
Adesso si sa come il democratico "ma anche" verrà applicato alla politica economica: saranno sì accorpati degli istituti, circa 250, ma anche migliaia di classi e di corsi, lasciando in braghe di tela migliaia di insegnanti -e di famiglie-. In attesa di sapere cosa ne sarà dell'università e delle famigerate classi-ponte per figli di immigrati, è evidente la vacuità di lunghi mesi di indiscrezioni e smentite e dribbling formali, che hanno portato solo preoccupazione, tensione e esasperazione. Ora siamo alla disperazione e i 40.000 docenti, prima di unirsi ai 300.000 licenziati 2009 del settore privato, possono liberamente cercare di superare la crisi seguendo il consiglio del nostro Altissimo Presidente del Consiglio: lavorare di più!

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