25.4.09

5 stelle - Acqua

Seconda stella di cinque, stella polare per il futuro di tutti noi: l' oro blu. Non a caso l'acqua viene chiamata così.
Da anni stormi di avvoltoi stanno già facendo razzia di questa risorsa, che promette un business sempre maggiore per il futuro prossimo...
Ma Riccardo Petrella -politologo, economista e esperto di globalizzazione- è sicuramente molto più informato sul tema. Vi lascio quindi alla trascrizione del suo intervento estrapolata dal solito blog.

"Partire dall’acqua pubblica significa partire dalla vita pubblica, perché noi lo sappiamo, ci sono tre grandi elementi vitali essenziali e insostituibili per la vita: c’è il sole, c’è l’aria e c’è l’acqua.
A partire dal momento in cui si dice che l’acqua è vita, non la si può privatizzare.
E’ impensabile, è un nonsense, pensare di privatizzare la vita! Come si fa a privatizzare effettivamente la fonte principale della vita? Come si fanno a comprare le nuvole?
E allora direi che quest’ idea dell’acqua privata è uno scandalo, perché privatizzando l’acqua non è vero che, come dicono i nemici dell’interesse comune, “
l’ acqua resta un bene naturale, un bene comune, un bene pubblico e quanto invece noi privatizziamo è il servizio idrico, il portarvi l’acqua potabile, o portare l’acqua ai contadini o alle imprese”.
Questo è falso, perché noi abbiamo già visto che, quando si privatizza un servizio idrico, in fondo si risale anche all’acqua in quanto bene comune. Io lasciai la presidenza dell’acquedotto pugliese perché non volli firmare un trattato commerciale con la società di produzione d’acqua lucana, che voleva vendere l’acqua all’acquedotto pugliese della Puglia.
 
E questo invece è stato fatto dalla
 Regione Puglia, che ha poi firmato un contratto commerciale bilaterale con la Lucania, in cui la Lucania dice “l’acqua in Lucania è mia e io la vendo alla Puglia”. Che bel progresso che abbiamo fatto! Vale a dire che quando si dice “il servizio idrico”, si privatizza e si mercifica anche l’acqua.
E allora quale è la grande conseguenza? La grande conseguenza della privatizzazione e
mercificazione dell’acqua è che noi mercifichiamo la vita e che il diritto alla vita passa dal nostro potere di acquisto: “se io pago”. Ecco perché tutte le nostre società sono preoccupatissime per il potere di acquisto, perché noi non siamo mica i cittadini, siamo dei consumatori potenziali il cui potere di consumo dipende dal nostro potere di acquisto: se non abbiamo nessun potere di acquisto non siamo consumatori e quindi non esistiamo neanche come cittadini! Il nostro giudizio va a fallire! 

La seconda conseguenza molto grave della privatizzazione e mercificazione dell’acqua è:
i Comuni cosa diventano? Cosa diventa un Sindaco? Cosa diventa un membro, un Assessore di un Consiglio Comunale, di una Giunta Comunale? Diventano sempre di più membri di un Consiglio di amministrazione di una società per azioni che gestisce l’acqua. E spariscono come Sindaco, come Assessori e pure i rappresentanti delle istituzioni territoriali pubbliche diventano delle specie di Consiglieri di amministrazione di imprese private. Si uccide il Comune! Le istituzioni comunali non esistono più, vengono ridotte a semplici rappresentanti di imprese, dove ogni segmento di questo Comune che si è svenduto va a difendere i propri interessi e vuole il rendimento, vuole dividendi a partire da una gestione che si pretende essere ottimale, perché fa del profitto. Aver accettato la mercificazione del diritto alla vita, aver accettato la trasformazione dei Comuni in una sorta di Consigli di Amministrazione significa aver distrutto una democrazia. E oggi parlare di democrazia non ha senso. 
Insomma, di certo questa privatizzazione non va fatta, ma bisogna anche lottare contro “l’acqua
pubblica oscena”, la definirei: vale a dire quell’acqua che è gestita dai Comuni e da classi dirigenti oscene, perché amministrano male. Attualmente, se si guarda tutta la gestione dell’acqua in Italia, più del 70% delle amministrazioni dei comuni, delle organizzazioni territoriali e delle imprese responsabili del servizio idrico, sono fuori norma. Sappiamo che l’Italia è sempre fuori norma, non c’è quasi niente che sia legale, niente che sia corretto, perché noi tutti siamo furbi: vogliamo ottenere tutto andando sempre contro le leggi.
Ma il fatto che più del 70% delle gestioni dei servizi idrici sono fuori norma, significa che i depuratori sono fuori norma, significa che i potabilizzatori sono fuori norma, i pozzi sono fuori norma e la distribuzione dell’acqua è fuori norma. Fuori norma rispetto all’ambiente, fuori norma rispetto alla salute, fuori norma rispetto una buona gestione finanziaria nell’interesse dei cittadini.
Noi siamo fuori norma! L’acqua rivela che noi siamo anormali. Non so se vi piace essere anormali! 

Non siamo dei cittadini, allora è chiaro che bisogna tornare nei Comuni, che bisogna rinnovare, rifondare la gestione pubblica, perché non si può accettare che oggi, anche il pubblico, mantenga una capacità media di perdite fisiche -non di perdite amministrative- dell’acqua, che supera il 30%.
In Italia siamo in primi in Europa in quanto a consumo pro capite quotidiano dell’acqua per usi domestici,
 238 litri al giorno: sapete cosa significa questo? Che il 30% di questi 238 litri che ciascuno di noi consuma a casa è per le toilette! L’italiano ha il grande primato di essere la persona in Europa di usare 72 litri di acqua potabile, potabilissima, per accompagnare i propri “stronzetti” verso il mare. 
72 litri al giorno di acqua potabile...in Tunisia l’uomo medio ne usa in tutto 13 litri, noi consumiamo 72 litri solo per le toilette! Quelli che ci rappresenteranno nei Comuni devono battersi per cambiare questo: non bisogna più sprecare l’acqua per la
 toilette, che è uno scandalo, perché l’acqua potabile non deve servire per le nostre pipì e per le nostre defecazioni!
72 litri al giorno e lo chiamiamo
pubblico, questo? E ci consideriamo cittadini? 

Altro problema: l’uso dell’acqua pubblica negli usi domestici rappresenta solo il 20% di tutti i prelievi; circa il 50% viene utilizzato nell’agricoltura e sappiamo bene che il 40% di tutta l’acqua utilizzata nell’agricoltura si perde, perché usiamo un sistema di irrigazione a polverizzazione. Perdiamo così il
 20% dell’acqua che abbiamo in tutta l’Italia, stupidamente! E poi, finalmente, utilizziamo l’acqua per l’industria, inquinandola, facendone un uso sprecoso, dilapidatore della risorsa della vita dell’acqua.
In conclusione,
 qual è il risultato di una gestione sia dell’acqua privata che dell’acqua pubblica oscena?
Il risultato è che l’Italia ha un capitale idrico, sia di acque di superficie che di acque sotterranee, che potrebbe essere buono e invece lo stiamo distruggendo. Il numero dei fiumi e torrenti che sono spariti negli ultimi 50 anni non si conta più; nel Veneto ci saranno ormai due o tre fiumi che restano, il Po sta morendo, è un’arteria vitale dell’acqua che sta morendo! Il Ticino si sta seccando; il Tevere e l’Arno cosa sono? Non sono ormai dei fiumiciattoli? Stanno sparendo! Così come i laghi contaminati, il loro livello si abbassa...
Noi stiamo distruggendo il capitale dell’Italia sul piano della vita e dobbiamo batterci affinché la cultura dell’acqua in Italia rinasca.
San Francesco parlava dell’acqua come una sorella.
Noi la violentiamo ogni giorno questa sorella. La violentiamo ogni giorno semplicemente perché non ci pensiamo, perché siamo semplicemente così.
Ecco, allora ci sono tante, tante cose da fare. E io penso che se si sanno le cose che si devono fare saremo capaci di intervenire -e come abbiamo detto fin da stamani, basta una persona in un Consiglio Comunale- per fare rinascere questa cultura dell’amore verso l’acqua. Perché se non facciamo pace con l’acqua non
 faremo pace con la vita, non faremo pace con noi stessi e non saremo degni di permetterci di rappresentare il futuro.

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