17.4.09

5 stelle - Ambiente

Il primo degli "illuminati" che ha sposato l'iniziativa Cinque Stelle si chiama Maurizio Pallante, ricercatore nel campo del risparmio energetico, già consulente per l'efficienza energetica al Ministero dell' Ambiente, nonchè membro del comitato scientifico dell'iniziativa "Mi illumino di meno". 
Quello che segue è il suo intervento alla presentazione delle liste, rimaneggiato del sottoscritto eliminando il superfluo per decontestualizzarlo:

"Farò i delle riflessioni a partire da qualche considerazione sulla crisi che stiamo vivendo, una crisi terribile perché somma due aspetti: l’aspetto economico della sovrapproduzione di merci che non si riescono a vendere e l’aspetto ambientale sia dal punto di vista dell’ esaurimento delle risorse, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti e in particolare dell’aggravarsi dell’effetto serra. 

E’ stata una crisi di sovrapproduzione fin dall’inizio, anche quando la volevamo mascherare come una crisi di carattere finanziario, quando cioè le banche americane prestavano dei soldi per comprare case a persone che non avrebbero potuto restituirli; così facendo sostenevano l’industria dell’edilizia, consentivano di continuare a produrre al di là di quello che il mercato era in grado di assorbire, ma era semplicemente un modo di ritardare la crisi di sovrapproduzione che stava esplodendo. Entrambi gli aspetti della crisi, sia quello economico -finanziario e occupazionale-, sia quello ambientale sono dovuti al meccanismo della crescita economica, al fatto che l’economia ha come scopo quello di produrre, ogni anno, quantità sempre maggiori di merci e quindi consuma quantità sempre maggiori di risorse e quindi produce quantità sempre maggiori di rifiuti, mettendo sul mercato quantità sempre maggiori di merci che non si riescono più ad assorbire, perché tutti quanti abbiamo delle case strapiene di oggetti che potremmo anche non comprare più per anni continuando ad avere ciò di cui abbiamo bisogno. 

La recessione che stiamo vivendo è un’opportunità, perché pone freno alla crisi ambientale, non tutto il male viene per nuocere, ci costringe a rimettere in discussione i 50 anni di follia in cui siamo vissuti. A partire dal fatto che c’era una sovrabbondanza di petrolio a prezzo molto basso, abbiamo perso ogni buonsenso nell’affrontare le cose, ogni buonsenso nel rapportarci con il mondo, a rapportarci tra di noi nella nostra vita individuale. 
C’è una pericolosa illusione in questo momento che si possa uscire dalla crisi rimettendo in moto l’economia con il rilancio della domanda e delle produzioni tradizionali, in particolare l’edilizia e l’automobile. Questa maniera non ha via d’uscita, non ha possibilità di realizzazione per due ragioni: primo, perché i mercati dell’automobile e dell’edilizia sono più che saturi, abbiamo moltissime case vuote, abbiamo delle automobili che non sappiamo più dove mettere e il traffico nelle città è ormai impossibile; secondo, perché non soltanto il mercato di questi prodotti è saturo, ma sono prodotti estremamente energivori.

Noi siamo abituati a pensare che l’automobile è energivora perché consuma benzina, non siamo abituati a pensare che gli edifici, le case, sono più energivori delle automobili, perché soltanto per il riscaldamento in 5 mesi il nostro patrimonio edilizio consuma tanta energia quanto tutto il parco delle automobili e dei camion in un anno. 
Queste scelte non portano da nessuna parte. Io che vivo vicino a Torino ne ho la prova provata: si è pensato di lanciare l’economia della città attraverso l’edilizia con le Olimpiadi, il risultato è che abbiamo degli edifici che sono già in degrado e con dei consumi energetici e i cittadini di Torino si trovano in questo momento con un debito di 6 mila Euro a testa, neonati compresi. Se la città vendesse tutto il suo patrimonio edilizio potrebbe pagare solo la metà dei debiti che ha accumulato e tutto questo si è bloccato, tutta questa spinta dell’edilizia.


Il secondo aspetto ancora più problematico è quello dell’automobile: il 4 luglio del 2007 si lanciavano fuochi d’artificio nel cielo di Torino dicendo che ripartivano l’economia e la produzione grazie alla Cinquecento. Sono bastati un anno e 4 mesi per mettere in cassa integrazione tutti i dipendenti della Fiat. Queste persone non sanno cosa fare, non hanno una capacità di previsione del futuro minima, neanche di un anno, tentano semplicemente di riproporre quello che si è riproposto nei decenni passati, senza nessuna fantasia, nessuna creatività.

Berlusconi come propone di rilanciare l’economia? Attraverso l’edilizia, da una parte incentivando l’edilizia privata per aumentare le cubature, dall’altra incentivando l’edilizia pubblica attraverso le grandi opere
Neanche la dimostrazione dei fatti li convince che questa strada non porta da nessuna parte, allora cosa occorre fare per uscire? Guardate che anche questo discorso è un discorso che riguarda anche Obama, perché sicuramente c’è un salto di qualità enorme tra Bush e Obama ma non è tutto oro quello che luccica. Anche Obama ha un impegno nei confronti dell’automobile e quando si parla di energia, noi mettiamo sempre in evidenza il fatto che parla delle fonti rinnovabili, ma parla anche del nucleare, dei biocombustibili e del carbone pulito, perché siamo sempre nell’ottica di tentare di continuare a produrre quello che si è fatto in passato. 

Qual è la strada che invece dobbiamo percorrere? Qual è l’alternativa? E’ rimettere in moto il ciclo economico, rilanciare la produzione e l’occupazione con misure politiche finalizzate a ridurre le cause dei due aspetti della crisi, dobbiamo sviluppare tecnologie che riducono il consumo di risorse e l’impatto ambientale. 

Queste tecnologie hanno un enorme spazio di mercato perché negli ultimi 50 anni non le abbiamo neanche prese in considerazione e ci consentono di ridare senso al lavoro con un' attività umana che migliora il mondo; ci consentono di trasformare la crisi in una grande opportunità di cambiamento e di miglioramento che non dobbiamo assolutamente perdere. 
Da questo punto di vista ritengo che le liste civiche che si presenteranno alle elezioni dovranno porre al centro del loro programma le iniziative e la misure che consentono di sviluppare queste tecnologie finalizzate a ridurre il consumo di risorse e l’impatto ambientale. Gli enti locali possono fare molto da questo punto di vista. 

Faccio degli esempi semplici: l’energia, dobbiamo porci l’obiettivo di ridurre i consumi energetici almeno del 50%, noi abbiamo degli sprechi che arrivano al 70, all’80% dell’energia, non ha nessun senso che una civiltà si chiami tecnologicamente avanzata con performance così negative! 
Come possono gli enti locali ridurre i consumi di energia? Il primo punto è fare una diagnosi energetica dei loro edifici e mettere a posto i loro edifici perché non hanno nessun diritto di dire alla gente di comportarsi bene, se non sono i primi a farlo! 
Ci sono degli amministratori pubblici che hanno fatto la diagnosi energetica di tutti i loro edifici, sono in grado di sapere quanto consumano e quanto sprecano e sono in grado di intervenire per metterli a posto; se ad esempio devono rifare un tetto per manutenzione straordinaria, nel momento in cui si sa quanto spreca un edificio, si possono, con una integrazione di costi, improntare opere che riducano i consumi a parità di servizi finali. 
Basta a quel punto semplicemente l’extracosto del materiale maggiormente efficiente, tanto gli operai devo pagarli, tanto il tetto devo scoperchiarlo, tanto i ponteggi devo metterli. Con piccolissimi costi, la manutenzione straordinaria può diventare una grande occasione di occupazione e di riduzione dell’ impatto ambientale.

Il secondo punto, una volta messa a posto casa propria, sono i regolamenti edilizi; ogni ente pubblico può fare un regolamento edilizio, un allegato energetico in cui dice: nel mio territorio comunale non si possono più costruire case o non si possono più ristrutturare le case esistenti se consumano più di 7 litri al metro quadrato all’anno, che è la misura massima consentita in Alto Adige, in Germania e in altri paesi europei. Devono, sempre per rilanciare l’occupazione e la produzione di queste tecnologie, favorire lo sviluppo di società chiamate Energy Service Company, società che fanno le ristrutturazioni energetiche a loro spese e che si ripagano incassando, per un certo numero di anni, il risparmio energetico che riescono ad ottenere. 

Si tratta di mettere in moto un gigantesco trasferimento di denaro, di soldi che oggi spendiamo per comprare petrolio all’estero, per pagare salari e stipendi alle persone che ci consentono di ridurre il consumo di acquisto di petrolio dall’estero, una maniera di rilanciare l’economia e di autofinanziare questo tipo di progetti. Bisogna dire no a ogni tipo di centrale in più che venga proposta nel nostro territorio! 
Le fonti rinnovabili, che noi sosteniamo come seconda misura dopo la riduzione dei consumi, devono essere utilizzati su piccoli impianti per autoconsumo degli edifici. Non abbiamo bisogno di grandi centrali, ma abbiamo bisogno di tanti cittadini che si autoproducono la loro energia e che vengono mettendo in rete le eccedenze quando ce le hanno.
Un’altra misura molto importante da portare nei Consigli Comunali, è proporre il pagamento del riscaldamento nei condomini a consumo o non a forfait, perché se il riscaldamento viene pagato sui millesimi dell’appartamento, non c’è nessun incentivo da parte delle persone a metterle a posto; se al contrario si paga a consumo, invece, quando qualcuno fa delle opere di ristrutturazione per consumare di meno, si ripaga questo lavoro attraverso una riduzione del consumo di fonti fossili. 
Si tratta di trasformare i risparmi in salari e stipendi per un sacco di persone che hanno delle competenze che sono a spasso in una maniera inaccettabile da un punto di vista civile! 
Ancora, si parla molto di biocombustibili, di un’agricoltura finalizzata a produrre dei biocarburanti; nessuno parla del fatto che alcune forme di agricoltura possano essere utilizzate per produrre dei materiali che consentono di ridurre i consumi di energia e non di implementare l’offerta di energia: per esempio ci sono delle esperienze molto interessanti sul fatto che si può usare la canapa per fare la coibentazione delle case. Oppure pensiamo alla lana delle pecore non particolarmente raffinata, che oggi viene considerata rifiuto speciale e portata in discarica a prezzi molto alti: con questa lana si possono fare dei cappotti nell' intercapedine delle case per diminuire i consumi. Si riducono i rifiuti, si riducono i consumi di energia, si riduce l’impatto ambientale, si creano dei posti di lavoro. 

Terzo punto, è l’uso del territorio. Bisogna dare uno stop all’espansione dei piani regolatori, non si deve più costruire su neanche un centimetro quadrato di terreno agricolo
Guardate che in questa maniera non si blocca l’occupazione, non si blocca l’edilizia, si indirizza l’edilizia a ristrutturare l’esistente. Abbiamo costruito per 50 anni in una maniera vergognosa, abbiamo da mettere a posto i disastri di 50 anni, c’è un mare di lavoro da fare. Una misura di questo genere costringe tutti coloro che lavorano nell’edilizia a implementare la loro professionalità per rimettere a posto guasti che si sono fatti, per costruire in una maniera più rispettosa dell’ambiente! 

Per quanto riguarda l’uso del territorio e la riqualificazione dell’esistente, dunque, non si deve costruire del nuovo ma rimettere a posto, abbattere se è necessario e ricostruire in maniera più decente. Ma la riqualificazione del verde urbano ha un’importanza che noi spesso sottovalutiamo, perché pensiamo che sia qualcosa da costruire, qualche viale alberato, qualche giardinetto... 
Invece, va riequilibrato il rapporto tra organico e inorganico nelle città, perché se noi sviluppiamo il verde in maniera significativa e non soltanto per abbellimento, abbiamo 3 risultati fondamentali: 

1) le aree verdi assorbono l'acqua e consentono di riempire le falde freatiche, le aree impermeabilizzate fanno disperdere l’acqua, noi invece aumentiamo i consumi di acqua e diminuiamo contemporaneamente attraverso l’asfaltatura e la cementificazione la capacità delle falde freatiche di riempirsi.
2) perché il verde urbano abbassa la temperatura dei microclimi delle città, che sono di 3 o 4 gradi superiori ai microclimi delle zone circostanti.
3) perché una forestazione urbana consente di assorbire la Co2 e quindi di ridurre l’effetto serra e anche l’innalzamento climatico!
Occorre recepire a pieno l’importanza dell’uso del verde nelle città. 

Altro punto fondamentale è quello dei rifiuti, ci sarà una relazione specifica, ma voglio dire soltanto che dobbiamo cominciare a impostare il problema dei rifiuti da un punto di vista economico, perché è l’unica maniera di affrontarlo anche da un punto di vista ecologico: se diminuiscono i rifiuti, se si recuperano le materie prime secondarie che contengono, si ha un risparmio sui costi di conferimento allo smaltimento. Se non porto un chilo in discarica perché non l’ho prodotto, o perché l’ho riciclato ho un risparmio del costo in discarica o dell’incenerimento, ma se non lo porto allo smaltimento, vuole dire che lo sto vendendo a qualcuno che ne fa una materia prima secondaria. 
Per cui la raccolta differenziata e la riduzione di rifiuti, devono consentire agli enti pubblici di ridurre i costi che oggi le popolazioni, la cittadinanza, sostengono per i rifiuti e addirittura di farli trasformare in un introito per accrescere i proventi del loro bilancio, cosa necessaria per sostituire la tendenza suicida a riempire il bilancio svendendo il territorio come stanno facendo in questo periodo.

Poi i comuni possono entrare anche nel piano della politica economico–occupazionalebisogna valorizzare i prodotti del territorio e le filiere corte: non è più concepibile che si facciano fare tutti questi chilometri ai prodotti, perché è una questione che crea impatto ambientale, che aumenta l’effetto serra e che toglie occupazione alle persone, perché andiamo a supersfruttare dei lavoratori di popoli anche lontani che non vengono pagati il giusto e che ci consentono di avere questi materiali che non fanno bene e non fanno tanto bene quanto costano poco! 
Bisogna aumentare gli acquisti verdi da parte dei comuni, di prodotti ecocompatibili oltre che vicini dal punto di vista territoriale; bisogna che i comuni gestiscano in maniera seria i rifiuti organici delle mense scolastiche. Ci sono sprechi di cibo impressionanti: vengono buttati interi plateau di materiale non toccato per chissà quale motivo sanitario, quando questo cibo potrebbe nutrire moltissime persone che ne hanno bisogno! 
Quello che non può essere utilizzato per questo scopo, deve essere utilizzato per fare del compostaggio per arricchire di sostanza organica i suoli. Bisogna valorizzare al massimo le popolazioni contadine e favorire il fatto che possano vendere i loro prodotti nelle città, superando tutti gli obblighi burocratici, che sono comprensibili per le grandi aziende, ma per il piccolo contadino con azienda familiare non lo sono. 
Questo fenomeno dei mercati contadini, delle filiere corte, sta avendo un grande sviluppo dappertutto, in tutti i paesi industriali avanzati. Bisogna che chi di noi va nelle istituzioni, favorisca questo tipo di processo. 
Due cose ancora e poi ho finito: la questione del traffico, bisogna da questo punto di vista impedire che vengano costruiti i parcheggi nei centri storici; farli significa attivare traffico nelle città. Bisogna impedire che vengano fatti i parcheggi negli edifici di uffici e di fabbriche, perché questo significa incitare le persone ad andare a lavorare con l’automobile e non con i mezzi pubblici e bisogna trovare delle forme di mobilità alternativa, una delle cose fondamentali. Non so per quale motivo sono stati tolti dalla circolazione sono i filobus, il mezzo di trasporto ecologico per eccellenza perché è un mezzo elettrico che non ha tutto il peso dalle batterie e prende l’elettricità dalla rete. Il filobus è stato cancellato dalle nostre città, bisogna reintrodurli e meglio ancora sarebbe reintrodurre dei filobus che prendono corrente, non da una linea aerea, ma da sotto l’asfalto perché se si ha l’alimentazione elettrica sotto l’asfalto, come si alimentano i filobus, si possono alimentare anche delle automobili elettriche che non hanno le batterie. Bisogna affiancare ai mezzi pubblici collettivi una flotta di automobili pubbliche a uso privato che possono essere prese con una scheda prepagata, scaricabile e che possano essere lasciate dove una persona deve arrivare per essere poi riutilizzate da altre persone. 
Se l’elettrificazione avvenisse sotto l’asfalto, potremmo alimentare in maniera elettrica non soltanto dei pullman ma anche una flotta di auto pubbliche a uso privato
Ci sono anche altri sistemi che dovremmo prendere in considerazione, in particolare c’è un gruppo di persone a Rimini che sta sperimentando un sistema che si chiama Jungo, un sistema di autostop con tessera che consente di ridurre moltissimo il traffico. Lo sta sperimentando anche la Provincia di Trento e dovremmo analizzarlo con maggiore attenzione. 
Infine il discorso dell’ acqua. Sul fatto che l’acqua deve essere pubblica penso che non dobbiamo neanche più discutere, perché è una cosa talmente evidente e giusta che non dovremo più spenderci parole, ma non basta questo. Credo che dovremo impegnarci molto per la riparazione degli acquedotti,che perdono fino al 40% di acqua; pompiamo l’acqua e la perdiamo, dobbiamo fare in maniera di non disperdere questa acqua. 
Credo che delle aziende che lavorino in una logica tipo delle Esco (Energy Service Company) possono supportare i Comuni in questo tipo di iniziativa, mettere a posto gli acquedotti e guadagnare sul risparmio idrico conseguente al loro intervento. 

Non ci vuole molto, bastano uno o due Consiglieri comunali. Di fronte al vuoto uno o due Consiglieri comunali riescono a prendere le redini della situazione e a portare gli altri sulla propria strada perché questi non hanno idee, non sanno cosa fare! 
Anche se il risultato elettorale dovesse essere limitato, sappiate che ognuno di noi che andrà in un Consiglio Comunale, vale per 10, perché l’importante è che abbia le idee chiare, che sappia fare delle proposte costruttive, che sappia trascinarsi dietro gli altri e credo che questa nostra presenza negli enti locali non soltanto possa migliorare le condizioni di vita dei comuni in cui viviamo, ma possa dare una spinta molto grossa, più in generale per uscire dalla crisi con un recupero di occupazione qualificata, di senso del lavoro, di miglioramento dell’ambiente e quindi trasformare il pericolo che stiamo vivendo in una grande opportunità di cambiamento, grazie e arrivederci!"

 

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