21.5.09

5 stelle: Connettività

La penultima stella riguarda un settore strategico e, specie in Italia, particolarmente problematico: quello delle telecomunicazioni e della connettività, ossia l’ accesso alla rete.
Il relatore dell’intervento,
Maurizio Gotta, merita una breve introduzione: dopo aver lavorato al Consiglio Regionale del Piemonte, dal 1997 al 2004 si è trasferito a Bruxelles dove ha rivestito l’incarico di consulente della Commissione Europea e di Webmaster dell’Intranet del Parlamento Europeo. Rientrato in Italia, fino al 2006 è stato consulente per le Olimpiadi Invernali di Torino. Attualmente è Presidente di Anti-Digital Divide, società specializzata in connettività wireless nei piccoli comuni e nelle zone soggette a divario digitale (fonte Key4biz.it)

"Parliamo della situazione della connettività in Italia. Per motivi di lavoro sono stato per sei anni all’estero, una fuga del cervello, ma il cuore era rimasto qua e, per tornare dove era il mio cuore, sono ritornato, facendo forse la più grossa stupidaggine della mia vita.
In Paesi del nord Europa è assolutamente impensabile quello che succede nel nostro Paese: ho lavorato in Belgio, in Olanda e in Francia, dove non è neanche previsto, per esempio in un colloquio di lavoro, che ti venga chiesto se sai usare il computer: sarebbe come chiedere: “
Sai leggere? Sai scrivere?”. Non viene chiesto, altrimenti se si scopre che qualcuno non sa utilizzare gli strumenti informatici gli si chiede: “Scusi, perché si è presentato al colloquio?”.

Italia senza connettività
Da noi purtroppo non è ancora così e ci sono tante ragioni: culturali, tecnologiche e infrastrutturali. Abbiamo creato un’associazione per fare vedere che non tutto quello che veniva reclamizzato nelle pubblicità di Telecom Italia e dei suoi concorrenti corrispondeva a realtà: nel nostro Paese il 25% circa dei Comuni, quasi tutti piccoli ma non sempre, sono senza connettività, che non sia una connettività parziale a 56K.

La svendita di Telecom Italia
Come è possibile questo? E’ possibile perché abbiamo una delle reti telefoniche forse più antiche del mondo, che è stata costituita con la ex Sip Tel, poi diventata Telecom Italia, la quale, come è ben noto, è stata privatizzata nel 1999. Ma come è stata privatizzata questa azienda di importanza nazionale? E’ stata privatizzata praticamente svendendo l’azienda e i contenuti di quest’azienda e, tra i contenuti di quest’azienda, c’è la rete telefonica nazionale. In questa rete telefonica nazionale dal 1999 ad oggi non si fanno praticamente più investimenti di manutenzione o di allargamento: che cosa vuole dire? Vuole dire che chiunque abbia lavorato nel settore delle telecomunicazioni sa che mediamente c’è un 10% di apparati, sulla rete, che si guastano all’anno. Il budget di quest’azienda, da quando è stata privatizzata, praticamente prevede degli investimenti massimi in manutenzione del 2% e ciò vuole dire che ogni anni si guastano delle cose che non vengono mai più sostituite.

Il problema della connettività, a maggior ragione in un Paese come il nostro, che è schiavo dell’informazione televisiva e dell’informazione “leggermente” di parte dei mass media, è ancora più sentito. Per esempio, io sono una persona che guarda pochissimo i telegiornali e si informa moltissimo su Internet, ma non tutti possono fare altrettanto, perché non tutti sono raggiunti dalla connettività a banda larga: perchè? Perché la nostra infrastruttura è abbastanza vecchia e perché non è stato ritenuto conveniente investire per ammodernarla. Ma perché non è stato ritenuto conveniente investire? Perché con la privatizzazione, Telecom Italia ha praticamente assorbito il debito che è stato necessario per finanziare l’acquisto. Per cui non è finanziariamente in condizioni di fare nuove coperture, di estendere la banda larga e di migliorare il servizio. Negli ultimi anni sono stati conclusi degli accordi con alcune regioni per cui, non si capisce secondo quale meccanismo, le regioni hanno dato soldi pubblici a Telecom Italia per allargare la copertura Adsl. Telecom Italia ha ringraziato e ha portato delle connessioni, le cosiddette mini-Adsl, che sono delle connessioni con le quali per esempio non è neanche possibile vedere dei video YouTube, perché anziché transitare sulla fibra ottica come nelle grandi città, transitano invece sul doppino di rame tradizionale e poiché queste centrali non saranno mai ammodernate, hanno utilizzato una tecnologia vecchia per cercare di fornire un servizio nuovo, ma purtroppo i risultati non sono assolutamente quelli sperati.

Politica e lobbies contro la Rete
Abbiamo un problema infrastrutturale, in alcuni casi si è cercato di superare questo problema utilizzando delle tecnologie alternative, come quelle legate al wireless e quindi, a partire dal 2005, è stato possibile cominciare a realizzare delle reti di connessione a Internet in modalità wireless e, mentre nel 2005 si autorizzava questo tipo di servizio, nel 2006 la Legge Pisanu, praticamente ha impedito ai cittadini la libera connessione ai servizi wireless, stabilendo che tutti dovevano essere identificati con il documento d’identità. Avevamo pensato che potesse venirci in soccorso, il Wi-Max. Si sono accorti che questo presentava un problema di libertà di scelta e hanno fatto una cosa molto semplice: una tecnologia che poteva essere in assoluto la più utile per superare questo tipo di problemi è stata semplicemente inglobata nel concetto di aste delle frequenze, che era già stato usato per la telefonia mobile, in modo tale che praticamente hanno tagliato fuori dalle gare l’80 /90% delle aziende che, sul territorio, però erano già in modalità wireless, per andare a assegnare le frequenze tramite gare a -non so se conoscete quest’azienda - Telecom Italia e a altri, un altro paio di operatori che in realtà sono dei soggetti abbastanza strani, che ricordano per molti versi le multinazionali dell’acqua, in quanto sono delle società che sono state create allo scopo di partecipare a queste gare e che hanno conoscenze tecniche praticamente pari a zero, ma capitali di rischio che hanno investito per avere queste connessioni.

Comuni connessi
Che cosa può fare chi andrà a occupare dei posti di responsabilità nei comuni, come mi auguro? (Anche perché non vorrei essere costretto nuovamente a emigrare, per cui ripongo molte speranze in voi). Si può fare una cosa molto semplice: usare la tecnologia a vantaggio dei cittadini di cui saranno gli amministratori. Si è già parlato del Consigliere Comunale di Treviso che ha magnificamente implementato il sistema di comunicazione per il Comune. Se in un qualsiasi modo, anche incatenandovi ai ripetitori di telefonia mobile, insomma qualsiasi cosa venga in mente, si riuscirà a fare passare il concetto che la connettività è uno dei beni fondamentali nella società moderna, potremo avere delle reti comunali dove il comune distribuisce la connettività gratuitamente agli abitanti, ai residenti, ma anche agli eventuali turisti: abito in una zona, nel sud del Piemonte, nelle Langhe dove facciamo del buon vino, in cui non abbiamo tanta connettività ma abbiamo tanti turisti. Vedo delle facce di turisti stralunati, che arrivano nella nostra zona e dicono: “Ma come? Non avete il Wi-fi, non avete l’Adsl? Cosa avete i segnali di fumo? Come facciamo a mandare un’ e-mail?”. Magari gli rispondono: “No, ma mandi un fax”, “Un fax? Siete matti? Io vado in giro con il fax in vacanza?! No, io vado in giro con il portatile perché voglio trovare la connettività Wi-Fi”.

Insomma, si può fare molto: predisponendo queste reti civiche -e sulle reti civiche può passare un’infinità di servizi-, può passare la telefonia a costo zero; con un semplicissimo software, che sia esso Skype o qualsiasi altro software di telefonia, si può fare in modo che i cittadini del comune che accedono gratuitamente alla rete parlino gratuitamente tra loro. Ora capisco, magari mia nonna a 90 anni avrà delle difficoltà a capire come si usa Skype, però se le mettete in mano un telefono e alla parte tecnologica tanto ci pensa appunto la tecnologia, non c’è bisogno di sapere che sta usando Skype. Mia nonna e le sue sorelle parleranno per un’ora, mia nonna si sentirà meno sola e ci sarà modo di ammortizzare completamente questa spesa. Inoltre si può fare un uso veramente rivoluzionario di queste reti, per esempio trasmettere e diffondere gratuitamente, di modo che tutti possano captarle, le sedute del Consiglio Comunale, tanto per dirne una. Si va con la propria bella web-cam o con la propria bella telecamerina, ci si connettete al proprio telefono Wi-fi e si  manda in onda quello che sta succedendo nel Consiglio Comunale.
Ma le applicazioni sono tantissime: pensiamo, per esempio, al
 telesoccorso. Con le reti wireless, che tanto comunque hanno dei costi di installazione e di manutenzione estremamente bassi e possono tra l’altro essere sistemate quasi ovunque, è possibile avere un sistema che gestisce il telesoccorso. Ossia, se la famosa nonna non si sente bene, schiaccia il bottone e, anziché partire la telefonata classica, magari in posti dove non arriva neanche il telefono o non prende neanche il telefonino, con la vostra antenna Wi - Fi della vostra rete comunale potete assistere anche questa persona in difficoltà. L’unica cosa che bisogna sapere è questa: quando si va a toccare il settore delle telecomunicazioni è come andare a toccare il settore dell’acqua e dei rifiuti: si va contro degli interessi veramente forti, perché chi comanda le telecomunicazioni in un Paese ha in mano tutto il Paese. Quindi bisogna essere saldi, cercare di pensare con la vostra testa, di informarsi. Ad esempio sul fatto che un ripetitore Wi-Fi emette circa venti volte meno onde elettromagnetiche rispetto a un telefonino che, quasi tutti, portiamo in tasca vicino ai gioielli di famiglia. Quindi per la loro natura questi tipi di onde, le onde del Wi-fi, dell' hiperlan e del WiMax, sono delle onde che, se non sono ricevute direttamente a 30 cm di distanza, sono già attenuate in natura. Per cui meglio non dormire con gli access point sopra la testa, ma per il resto non ci sono grossi rischi per la salute comprovati."

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