20.5.09

5 stelle - Rifiuti (ZERO)

Pubblico in ritardo l’adattamento dell’intervento sulla terza stella, il terzo settore specifico, la terza soluzione alla crisi sociale, economica, occupazionale e ambientale che ci attanaglia: la gestione dei rifiuti.

Il relatore originale è il giornalista Matteo Incerti.

Cinque regole
"Ciao a tutti, sono qui per parlare di rifiuti zero; rifiuti zero è il futuro. Sentiamo Pd e Pdl parlare di inceneritori e discariche. Ebbene sappiate che loro stanno parlando del passato, rifiuti zero è il futuro perché vuol dire più ambiente, più salute, più lavoro e più risparmio economico. Ci sono cinque regole da tenere in mente bene come futuri amministratori per capire bene la mentalità di rifiuti zero.
1.
 Tutto ciò che non si ricicla, riutilizza o può essere avviato a compostaggio va eliminato nei prossimi anni dal ciclo produttivo della nostra economia, attraverso una collaborazione tra istituzioni, università e imprese. Nei prossimi anni dovremo lavorare affinché questo concetto sia ben chiaro, non sono rifiuti ma materiali post-consumo.
2. Rifiuti zero vuole dire più lavoro. Ci sono ricerche a proposito: per ogni 15 posti di lavoro creati con il riciclo se ne crea solo uno con inceneritori e discariche (fonte Conai). In un momento di crisi fondamentale, invece, questa gente investe sugli inceneritori: guardate i risultati! Altra ricerca, ogni mille abitanti con il porta a porta si creano 2 posti di lavoro e questi investono su cemento e inceneritori.
3. Guardiamo i costi. Bruciare è un incentivo allo spreco di denaro pubblico, cosa da Corte dei Conti, perché ci sono ricerche bancarie dello stesso Geronzi (Capitalia) che dicono che senza incentivi pubblici gli inceneritori non stanno in piedi. Da qui i Cip 6, questa vergogna italiana bocciata dalle leggi europee e votata lo scorso dicembre: 2 miliardi di Euro dell’ energia solare che vanno agli inceneritori, contro le leggi europee e contro le leggi di un vero libero mercato. 
4. Ricordiamoci che inceneritori e discariche provocano danni economici, sia per i costi sociali, di gestione, ambientali e sanitari: da 4 Euro a 21 Euro a tonnellata smaltita per gli inceneritori, da 10 a 13 per le discariche. Sono una rovina per il pianeta e per le nostre tasche, per l’economia. 
5. Il vero risparmio energetico è la raccolta differenziata porta a porta. A riguardo c’è uno studio fatto da una municipalizzata di Mantova che ha dimostrato, partendo da un piccolo paese, come il vero recupero energetico, il vero risparmio si fanno con la raccolta differenziata porta a porta domiciliare rispetto a quella dei cassonetti stradali che invece incentiva solo inceneritori e discariche.

Cinque azioni
Ma vediamo come possiamo arrivare, attraverso azioni nei nostri comuni, a rifiuti zero, che è il futuro. Vedremo perché è il futuro.
1. Riduzione dei rifiuti. Esiste un programma europeo che si chiama Meno cento chilogrammi a testa di rifiuti, fattibile in uno o due anni con campagne spinte, in vari modi: compostaggio domestico, azioni contro lo spreco di cibo, i pannolini lavabili, scoraggiare l’invio dei volantini, dematerializzazione dei beni, prodotti in vuoti a rendere, promozione dell’acqua del rubinetto e così via.
2. Ridurre di imballaggi inutili con una serie di accordi con le imprese, facendo pressione dal livello locale sul vuoto a rendere, i prodotti alla spina, latte, cereali, si è già visto cosa succede: alla gente piacciono questi prodotti, costano anche meno e si riducono i rifiuti. 
3. Vendita dei materiali post-consumo: i negozi del riciclo, queste esperienze iniziate in Piemonte, hanno un valore educativo enorme. Consegnando a questi negozi vetro, lattine, plastica in cambio di un bonus noi capiamo a livello educativo il valore che c’è dietro queste cose che non vanno né bruciate e né sotterrate ma vanno riutilizzate, riciclate per creare una vera economia a ciclo continuo.
4. La raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale; quasi mille comuni sotto i mille abitanti in Italia la fanno, in pochi mesi si arriva al 65–85% di raccolta differenziata. Nel trevigiano con un microchip iniziano a fare la raccolta differenziata porta a porta con la tariffa puntuale per imprese e famiglie: paghi solo ciò che non ricicli, si arriva a queste cifre. 
Mi spiegano perché non si fa una bella legge nazionale per permettere il porta a porta obbligatorio? In tutti i comuni avremmo queste percentuali! Forse perché ci sono degli interessi dietro e perché un inceneritore costa 200 milioni di Euro e una tangente sull’inceneritore probabilmente rende di più di altri sistemi che costano infinitamente meno! 
5. La raccolta fuori casa. In ogni luogo della nostra vita pubblica, ce lo insegna l’esperienza di Treviso, bisogna fare la raccolta differenziata: scuole, teatri, ospedali, in ogni posto, in modo che a livello educativo questa condotta faccia presa sulla gente.  
Per i materiali ingombranti invece dobbiamo predisporre le isole ecologiche, una in ogni quartiere, o una per comune nei piccoli comuni, le vediamo già in molti comuni ma spesso non sono integrate con quanto già detto.
Anche qui si può recuperare moltissimo materiale ingombrante, che per le imprese è fondamentale. Queste politiche sono oro per le nostre imprese, per le piccole e medie imprese.

L'impiantistica necessaria
Arriviamo all’impiantistica, un’ impiantistica che non prevede inceneritori. Per fare energia servono impianti di compostaggio e di gestione anaerobica: con gli scarti dell’agricoltura o i nostri scarti organici possiamo fare materiali come
 biogas o metano con i quali, come insegna un’ esperienza in Svezia, possiamo fare andare i nostri mezzi pubblici o per esempio i mezzi per la raccolta dei rifiuti. Perché non si fa? Qual è il problema? 

Abbiamo poi centri di riciclo privati modello riciclo totale come quelli di Vedelago, attraverso i quali si può recuperare sia il materiale riciclabile che iniziare il recupero del materiale non riciclabile, in primis gli scarti plastici e quelli cartacei che essendo ad alto potere calorifico -spesso anche gli scarti da differenziata-, sono manna per gli inceneritori. Invece questa imprenditrice Vedelago, Carla Poli, ha ideato un sistema per trasformarli in sabbie sintetiche per l’edilizia o per altri stampi plastici. Perché in ogni provincia non si mettono in piedi questi centri di riciclo, che creano più posti di lavoro, in un momento di crisi? Altro che inceneritori! 
In più, per la parte residua, il trattamento meccanico biologico a freddo che bioessica i rifiuti, costa il 75 per cento in meno dell’ incenerimento. E allora si capisce, forse, nel paese delle tangenti, perché non si fanno queste cose ma gli inceneritori, che costano 200 milioni di Euro l’uno! Sono seriamente cose da
 Corte dei Conti! A Reggio Emilia, dove la provincia a un mese dalle elezioni ha ritirato fuori l’inceneritore quando il progetto ormai era stato cancellato, il candidato sindaco della lista civica Cinque Stelle li ha denunciati alla Corte dei Conti per i progetti alternativi e due assessori l’hanno appoggiato. Uno è l’Ass. Montanari, che ha detto “anche noi siamo pronti a rendere testimonianza perché è uno scandalo, si sprecano soldi pubblici con gli inceneritori”.

Una importante esperienza americana, che ci arriva da Paul Connett, insegna però che quanto in questo momento non riusciamo a riciclare va studiato perché è un errore. Allora bisogna creare in ogni provincia dei centri studio sul materiale ancora non riciclabile, sempre in collaborazione con le imprese e con le università, per creare l’ ecodesign. Un concetto intelligente e anche di lavoro per arrivare in 10–15 anni a sostituire nei cicli produttivi questi materiali.
Quasi mi dimenticavo: l’ end fill mining. Che cos’è? L’hanno iniziato a fare in
 Germania e anche in Veneto: le vecchie discariche, esaurito il loro potere derivato dai rifiuti organici che creano biogas, vengono riaperte per recuperare la plastica, il vetro, le lattine che sono lì. Perché sono oro, sono giacimenti metropolitani di materiali che possono essere riciclati.
Benissimo, in Italia invece, in Valle d’Aosta -questa è una cosa allucinante- c’è stato chi ha avuto l’idea di riaprire una vecchia discarica per trovare la plastica per fare andare l’inceneritore che vogliono costruire, altrimenti non avrebbe il materiale per bruciare: una cosa delirante!
Attraverso queste politiche noi possiamo in 15 anni arrivare alla chiusura di inceneritori e discariche, dando più posti di lavoro, senza creare proteste dei cittadini e risparmiando soldi. Non lo dice Matteo Incerti, che è un semplice giornalista che si è informato via Internet o andando a vedere le cose sul posto. Vediamo chi dice queste cose e mettiamoci a ridere.
Rifiuti zero è un esempio che arriva dalle migliori città degli
 Stati Uniti: la California, San Diego, San Francisco, Seattle; Toronto in Canada; l’obiettivo di stato della Nuova Zelanda è rifiuti zero, il 60 per cento dei comuni della Nuova Zelanda ha adottato politiche rifiuti zero; Canberra in Australia, Buenos Aires in Argentina, dopo la crisi economica hanno pensato a rifiuti zero. Forse anche in Italia dovremmo cominciarci a pensare.

La lotta internazionale ai rifiuti
Si combattono delle sfide a rifiuti zero in California, governata dal repubblicano Arnold Schwarzenegger , che alle prossime elezioni il prossimo anno dovrebbe avere contro come candidato governatore democratico, il capostipite di rifiuti zero: Gavin Newsom, il sindaco di San Francisco. La California ha 35 milioni di abitanti, a novembre riciclava il 58 per cento dei propri rifiuti. Nell’arco di 15 – 20 anni punta a chiudere tutti gli inceneritori e discariche. San Jose, capitale della Silicon Valley, il distretto tecnologico più avanzato degli Stati Uniti, ha come obiettivo rifiuti zero e creare 25 mila posti di lavoro solo a San Jose con questo sistema.
Allora: si sono tutti iscritti a Greenpeace o hanno capito che il futuro è questo? Penso che abbiano capito che il futuro è questo!
Concludo con il blog di Barak Obama dove c’è una specifica campagna: “riduci, riusa, ricicla”. Nelle ultime righe si legge “dobbiamo andare verso rifiuti zero”. Questo è Barak Obama e la vorrei vedere a Firenze questa cosa perché c’è un giovane candidato sindaco che si atteggia a nuovo Obama, tale Renzi, che propone inceneritori. 
Quelle che vi ho elencato sono cose fattibili. Basta informarsi, informare e creare delle alleanze anche trasversali con le piccole e medie imprese, che ne capiscono giorno dopo giorno il valore, perché permettono di creare migliaia di posti di lavoro.
Quindi chi sarà eletto nei comuni sappia che l’obiettivo è questo. Ci sono carte su carte che suffragano queste tesi, esperienze nel mondo, questo è il futuro; tenete duro perché questo è il futuro!"

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