14.9.09

Alt ai pozzi "liberi": è uno spreco

«Sommando il prelievo di tutti gli esistenti emerge che catturano dalla falda vicentina più acqua degli stessi acquedotti pubblici»


Il Centro Idrico di Novoledo è una società formata da Aim Vicenza e Acegas che si occupa della qualità dell’acqua, di monitoraggi sulle falde, secondo l’obbligo di legge per i gestori del servizio idrico e di fare controlli interni sull’acqua che distribuiscono. Nel laboratorio del Centro vengono analizzati 4000 campioni all’anno di acqua distribuita attraverso l’acquedotto. Un’altra delle sue funzioni consiste nel controllo dell’acqua ai pozzi di produzione e, più in generale, nel monitoraggio delle falde dell’alto vicentino.
Per affrontare argomenti come la qualità dell’acqua e lo spreco idrico, è allora naturale fare due chiacchiere con il dottor Lorenzo Altissimo, direttore del Centro.

Dottor Altissimo, è in atto una campagna di sensibilizzazione contro lo spreco idrico da parte della Provincia. Ma con tutta l’acqua che c’è e che è piovuta, davvero rischiamo di rimanere a secco?
Se anche una persona è ricca sfondata, per buon senso farebbe attenzione a come spende i soldi. L’ultima parte del Veneto a rimanere a secco sarà quella a nord di Vicenza, dove si concentrano molte delle acque che piovono nella fascia pedemontana e si infiltrano nel sottosuolo, dove convergono per dare vita al Bacchiglione. Ciò non toglie che ci siano seri segnali di abbassamento delle falde. Abbiamo quindi segnalato il problema, cercato di individuare le cause e abbiamo proposto insieme ai professori Dal Prà e Scaltriti dell’ Università di Padova, le possibili contromisure.

Perché i pozzi a salienza sono così dannosi per le falde e per l’economia dell’acqua?
Nel vicentino, a partire dagli anni Cinquanta, la facilità di reperimento dell’acqua nel sottosuolo ha fatto sì che i pozzi privati siano aumentati di numero in maniera esponenziale. I più dannosi sono quelli dove l’acqua sgorga giorno e notte. Questi di fatto, svuotano il serbatoio sotterraneo che si dovrebbe svuotare naturalmente solo attraverso le risorgive che, quando il livello sale, si attivano e forniscono acqua alle rogge e ai fiumi. Inizialmente, questi pozzi non erano molti, ma l’aumento del loro numero non sembra conoscere sosta. Il nostro censimento, nei comuni a nord di Vicenza e nella cintura settentrionale dello stesso capoluogo, da Maddalene, a Polegge, a Bertesina, ne ha individuati a centinaia.
La gente eccepisce che “è solo un pissarotto”, ma sommando tutti questi fili d’acqua abbiamo calcolato che dai pozzi vengono estratti 30 milioni di metri cubi all’anno, più dell’acquedotto di Vicenza che ne estrae 25. I pozzi in tutto sono 8000, quelli a getto continuo 3000: in altri termini, 3000 famiglie –circa 12000 persone- consumano più dell’intera provincia. Tutta acqua sottratta all’acquifero gratuitamente, perché non è pagata, ed è ovviamente sprecata: il consumo di chi è allacciato all’acquedotto è di 250 litri al giorno, mentre un possessore di questi pozzi ne consuma, sprecandola, dai 3000 ai 7000 litri al giorno.
E’ vero che molti di questi pozzi si trovano dove l’acquedotto non arriva e quindi non possono essere chiusi, però devono venire utilizzati con raziocinio, chiudendo l’acqua nel momento in cui non serve. Però la stragrande maggioranza dei pozzi si trova in zone servite dall’acquedotto e quindi non hanno nessun motivo di rimanere attivi.

Molte delle famiglie che hanno aperto un pozzo sono convinte della maggior purezza dell’acqua di risorgiva e quindi migliore di quella fornita dall’acquedotto.
Non si può dire se sia migliore o peggiore, perché se ho un pozzo in una zona non interessata da inquinamenti, bevo un’acqua fresca e ricca di sali, come quella dell’acquedotto che ha esattamente le stesse caratteristiche. Ma ci sono zone a rischio inquinamento, come Polegge o Bertesina, dove esiste la concreta possibilità di bere acqua inquinata anche se proviene da più di cento metri di profondità.
E’ accaduto di recente ad Ancignano e Longa: effettuando un’analisi sul pozzo di Ancignano abbiamo riscontrato un inquinamento sopra il limite di legge. Abbiamo quindi avvertito il sindaco di Sandrigo dei rischi e sono saltati fuori decine di pozzi inquinati. La gente beveva quell’acqua. Andando alla ricerca della fonte dell’inquinamento abbiamo riscontrato gli stessi valori a Schiavon. Il pozzo è sempre un punto a rischio.

Se è vero che l’acqua dei pozzi non viene usata, questa dovrebbe tornare in falda. Perché non è così?
L’acqua che sgorga dai pozzi, finisce semplicemente nei fossi, quindi al Bacchiglione e al mare. L’acqua ritorna in falda solo in quei luoghi dove è necessario pomparla fuori, come a Novoledo, Montecchio Precalcino o Sandrigo, dove lo strato superiore alla falda è di ghiaia e non di argilla e quindi l’acqua scorre, ma non è in pressione.

Chiudere i pozzi è tecnicamente fattibile?
Basta mettere una saracinesca. Anzi, ce l’hanno tutti, e viene tenuta aperta per un terzo o per metà per lasciar scorrere un filino d’acqua. L’obiezione è infatti “ma se io lo chiudo il pozzo si insabbia”. In realtà, usando il pozzo quando serve, la mattina o il pomeriggio, ad esempio per far partire la lavatrice, il pozzo continua a funzionare e non si insabbia. Se invece lo si usa per sentire cantare l’acqua o tenere in fresca il vino -ma per questo hanno inventato il frigorifero-, il pozzo non ha più motivo di esistere. Allora se anche si chiude, qual è il problema? E’ solo uno svenamento della falda, come un’emorragia. La falda perde pressione ed è un altro problema, perché i pozzi di acquedotto devono spendere più energia per tirarla fuori.

Nel resto del Veneto qual è la situazione dei pozzi? Come è stato affrontato il problema?
La situazione nel resto del Veneto è la stessa, disastrosa. Le Province guardano alla Regione, nel senso che la Regione ha in discussione in Consiglio il piano tutela acque, che dovrebbe dare risposte sull’uso e sulla regolamentazione di questi pozzi. La Provincia di Vicenza ha preso una posizione coraggiosa, anche perché ci siamo confrontati più volte sull’argomento con l’assessore Pellizzari.
E’ partita l’iniziativa di ricarica della falda, ma prima bisognerebbe eliminare gli sprechi. Se arrivano pochi schei in casa è inutile cercarsi un secondo lavoro se intanto continuo a concedermi lussi di tutti i tipi. Bisogna cominciare a tagliare qualcosa. Quindi, prima di spendere soldi per ricaricare la falda, per me vanno eliminati gli sprechi: un atto di senso civico e di equità nei confronti di altri cittadini.

Cosa si sente di dire ai proprietari di questi pozzi?
Anzitutto, l’uso del pozzo è un sistema a rischio, antiquato e costoso, perché se andiamo a vedere cosa costa tenerlo in vita, fare i controlli e via dicendo, si spende di più che non usando l’acquedotto. Oggi gli acquedotti sono in grado di fornire acqua di ottima qualità e controllata. Infine è una questione di equità: buttare via una risorsa che potrebbe essere messa a disposizione di tutta la comunità è un egoismo colpevole e poco etico.

Riccardo Allione - Il Giornale di Vicenza, 2 agosto 2009

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