14.12.09

Berlusconi e l'attentato

Milano, 13 dicembre: Berlusconi colpito da una statuina.
Un cittadino milanese di 42 anni, Massimo Tartaglia, scaglia un souvenir del duomo contro il premier colpendolo al volto. L’Italia è sconvolta da una scossa emotiva.

Alcune considerazioni:

Questo gesto costituisce un enorme favore a Berlusconi. Con una leva psicologica, risaltando la violenza subita, potrà mettere sullo stesso piano del terrorismo chi lo critica o lo contesta (se disprezzi Berlusconi sei un vile/violento come Tartaglia), assimilando il malcontento all'odio, e usando il precedente come arma politica, potrà fare pressione per zittire chi instilla il dubbio scavando e raccontando; chi indaga e chi pubblica. In Rai e nella rete.

Contro Berlusconi, ovviamente, non c’è nessun complotto; il semplice teorema è quello già esposto da Fini nel famoso fuori onda: “Ricordati che gli hanno tagliato la testa a.... Quindi statte quieto”. Questa è la situazione: Arcore è la nuova Versailles. E il re oggi non solo è nudo, ma si diverte a sfottere gli oppositori e umiliare gli ultimi dal balcone.

Per questo in tantissimi avevano immaginato almeno una volta una scena simile a quella di ieri. Pensateci. Io l’ho fatto. Ma non perché io sia intimamaente un giacobino. Bugie, sfottò, insulti, figuracce, strafottenza, arroganza, bassezza morale, più le molte ombre della sua storia, i mille sotterfugi per profitto (es: concessioni tv) ed evitare il giudizio (es: Mills), conflitto d’interessi e leggi ad personam...
E’ un mix che porta l’uomo qualunque al disprezzo, al disgusto e, alla lunga, all’esasperazione. Per questo una vasta coscienza collettiva, arrivata allo stremo, si è risvegliata, allineata contro un singolo; per questo pure media e politica si aspettavano qualcosa di simile. E’ vero che in Italia c’è un clima avvelenato, ma come ripeto da mesi, l’origine è proprio Berlusconi. L’Italia ha tanti problemi, ma ai primi posti, da anni ormai, c’è l’anomalia italiana. Dialogo e riforme non potranno mai partire finché il Paese è bloccato da questa condizione.

La nuova situazione mette a rischio anche Di Pietro, da subito indicato come mandante ideologico del gesto. Le migliaia di Tartaglia dalla parte dell’offeso saranno ora legittimati ad imitare il gesto in modo persino più pericoloso.

Il Governo fa con i media il contrario di quello che dice: “Colpa del linciaggio, basta; ma è tutta colpa di Di Pietro”. Anche il sobrio commento a caldo* dell’ ex pm è stato metabolizzato come un oltraggio dai media, attraverso le dichiarazioni dei vari portavoce e rappresentanti del Governo.
* “Già nei giorni scorsi ho segnalato l'esasperazione che ho avuto modo di notare nelle piazze, durante le manifestazioni. E ho lanciato l'allarme che il menefreghismo del Governo, prima o poi, avrebbe rischiato di procurare reazioni negative. Condanniamo fermamente l'accaduto e ripeto che non è prendendosela con me che si affronta il problema.”
Traduzione: ci dispiace per l’accaduto, ma finché Berlusconi non si farà giudicare –magari dimettendosi- la tensione è destinata a salire.

Ultima considerazione: l’attentatore, Tartaglia, ha scelto come arma il simbolo di Milano, come a idealizzare il sentimento della sua città in una sorta di redenzione. All’arresto era fuori di sé e aveva la furia negli occhi: lo sguardo di chi sa di aver compiuto un gesto estremo e d'un tratto capisce di aver fallito. Ai suoi occhi, Berlusconi sarebbe dovuto stramazzare al suolo. E chi sa ora che ne sarebbe dell’Italia.

R

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