8.10.10

La guerra dei dossier: Feltri, le minacce e il conflitto di interessi

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato l'audio delle intercettazioni tra Porro, vice-direttore del Giornale, il portavoce della Marcegaglia, Rinaldo Arpisella, il responsabile relazioni esterne di Mediaset, Crippa, e ritorno.

Breve riassunto: Porro chiama Arpisella e riferisce che il Giornale sta per partire con l'ennesima campagna ad alzo zero, stavolta contro la presidente di Confindustria. Le motivazioni restano vaghe.

Arpisella, chissà perché, chiama Mediaset. Crippa è esterrefatto; chiede ad Arpisella se la ragione dell' attacco siano le recenti dichiarazioni della presidente ("il Governo si dia una mossa, la pazienza sta finendo"), ma consiglia di contattare Confalonieri, l'eterno braccio sinistro di Berlusconi.

A questo punto, sentito Arpisella, Confalonieri chiama Feltri ("neo-direttore editoriale") e al Giornale passatemi la metafora, piove merda.

Arpisella richiama Porro, che è stato evidentemente cazziato. I due si sfogano restando su posizioni inconciliabili, ma cercano di spiegare i diversi punti di vista. Per Porro, far intervenire Confalonieri per fermare Feltri avrebbe ottenuto l'effetto opposto ("quello si diverte ancora di più"). Primo punto interessante, perché a quanto pare, il direttore-cecchino starebbe sfidando apertamente persino Berlusconi, pur di vendere più copie e ricevere una degna liquidazione in caso di licenziamento. Le ragioni di Arpisella sono che Feltri non sa guardare lontano, dato che i poteri forti "vanno ben oltre Berlusconi, Fini, Casini", eccetera. Fino alla frase davvero emblematica: "secondo te chi c'è dietro a Fini? Sono gli stessi che stavano dietro la D'Addario." Questa è la vera bomba.

Ci sono poteri che, con i loro mezzi, stanno provando a liberarsi dell'immobilismo e della "cappa" berlusconiani. E non sono certo i giudici comunisti, o i cittadini che manifestano. Sono personalità che, con ogni probabilità, non salteranno mai fuori.
Al di là di questo, dalle intercettazioni si traggono anche altre conclusioni.

Anzitutto, il cosiddetto killeraggio (termine orribile), anche detto "metodo Boffo" esiste. In cosa consiste?
Io, Giornale, raccolgo informazioni. Poi ti avverto di non sgarrare, di non remare contro, altrimenti le informazioni verranno divulgate. Chi non si piega viene sputtanato. Queste sono intimidazioni; minacce. Se non si trattasse di sedicenti giornalisti, parleremmo di metodo mafioso.

Altra considerazione, questi sono i sintomi di un conflitto di interessi in piedi da 15 anni.
Il presidente di confindustria esprime un'opinione critica nei confronti del Governo. Il giornale di proprietà del capo del Governo preannuncia la campagna mediatica contro la Marcegaglia. Il portavoce della Marcegalia si rivolge a Mediaset, l'azienda tv del capo del governo. Il presidente della tv chiama il direttore (editoriale) del Giornale del presidente e intima di fermare tutto. E' uno schema malato! Qualcuno non è d'accordo?!

In tutto questo marasma non va dimenticato che quelle che paiono vittime, tanto innocenti non sono. La Marcegaglia (inceneritori e centrali a carbone) è effettivamente indagata per smaltimento illecito di rifiuti. Su Fini, dopo il ridicolo e infame "affare Montecarlo" grava la ben più pesante ombra della truffa "slot machine" ai danni dello stato (un affare da 90 miliardi di €), gestita da vassalli di An.

Dunque è uno scandalo diffuso. Che travolge vari pezzi della scacchiera italiana. Ma l'accento va messo sul metodo giornalistico in questione; delle inchieste si occuperà la magistratura, mentre, sul modus operandi e la deontologia in atto, il giudice è l'opinione pubblica, attraverso il dissenso.

Il dissenso, però, può passare solo dall'informazione e, sono pronto a scommetterci, Matrix e Vespa non affronteranno la faccenda. Anzi, Vespa lo farà, riuscendo come al solito a girare la frittata tirando in ballo il ruolo dei magistrati e la libertà di informazione. Intanto, sul Giornale domani uscirà il famigerato dossier-Marcegaglia, e Feltri ha già affermato che il dossier è arrivato ieri. Lo ripeterà fino alla nausea. Come dimostrano i documenti del Fatto, invece, era pronto in un cassetto da almeno tre settimane, è stato bloccato da Confalonieri e viene pubblicato ora solo perché il fattaccio è venuto a galla.

L'incognita, per i prossimi giorni sarà Confindustria: come reagirà, ora che è stato compiuto l'atto di guerra?

E l'altra domanda che riecheggerà a lungo: chi ci sarebbe dietro al "risveglio" di Fini e alla D'Addario?

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