18.1.11

Animali col fucile

Questa toccante lettera è stata pubblicata la scorsa settimana sul Giornale di Vicenza:

“Qualche giorno fa, in una bella giornata di sole, assieme al mio inseparabile amico a quattro zampe Pupo, sono andata a fare una passeggiata sui prati poco lontani da casa mia per raccogliere della valeriana.
Lungo il percorso, Pupo decide di andare ad abbeverarsi in un ruscello a qualche decina di metri da me (dove era solito andare). Adorava l'acqua fresca e il profumo di rugiada del mattino, anche a causa del suo folto e lungo pelo.
Ad un tratto sentii uno sparo di fucile e un urlo straziante di cane sofferente provenire proprio da dove era Pupo. Iniziai a correre e dopo pochi secondi arrivai vicino a quel ruscello maledetto. Vidi sangue ovunque, il mio cane a terra ferito a morte sotto la zampa, all'altezza del cuore e con il poco fiato che gli restava mi guardava quasi piangente.
Lo abbracciai, gli misi la testa vicino al mio cuore e iniziai a tranquillizzarlo, a dirgli che sarebbe andato tutto bene, che non era successo niente, che presto sarebbe tornato a fare le capriole come solo lui sapeva fare. Dopo pochi istanti non sentii più il suo respiro, e di colpo la sua grande testa era come un masso di ghiaccio tra le mie mani: Pupo non c'era più.
Mi ci volle poco a realizzare cosa era successo: di fronte a me c'era un cacciatore, di 26 anni, aveva ancora tra le mani il fucile fumante e, quasi con orgoglio mi disse: “Ho sparato perché il tuo cane voleva attaccare il mio cane” e senza tanti altri discorsi lasciò me e Pupo in quella valle.
Iniziai a urlare e tra un singhiozzo e l'altro corsi a casa, ricordo che le gambe erano tremanti e insicure. Iniziai a contattare vigili urbani e carabinieri per cercare di capire cosa potevo fare, e ben presto realizzai che il nostro è un sistema in parte ancora malato, nel quale un animale di compagnia, come può essere un cane, è classificato di “serie B” o anche “C”. Ma ad un tratto mi ricordai delle mie amiche del canile di Arzignano e subito le contattai. In un lampo si precipitarono a casa mia quando ancora i carabinieri stavano stilando la denuncia. Mi fecero coraggio, mi dissero di non mollare che chi aveva commesso quel reato avrebbe pagato, che Pupo non era morto invano e che per qualsiasi problema bastava che telefonassi a loro.
Così mi dissero che l'avrebbero portato via subito per effettuargli tutti gli accertamenti per poter inoltrare una denuncia contro il cacciatore assassino.
La caccia è inutile e dannosa. Non manca giorno che nelle mie passeggiate non trovi uccellini di qualsiasi tipo feriti che, arrancando, cercano un posto dove poter morire: perché tutto questo? Perché far soffrire chi non ha colpe e cerca solo di vivere la propria vita? Spesso ho la sensazione che chi gira tra i boschi per cacciare si senta legittimato a fare qualsiasi cosa solo per il fatto di essere armato e così accade anche quello che è successo al mio amico Pupo. E pensare che proprio quel cane neanche tre anni fa, abbandonato da una macchina in corsa in un caldo lunedì di agosto, aveva scelto la mia casa come rifugio, come luogo sicuro dove poter crescere. Perché un cacciatore si sente di poter decidere se un cane può o non può vivere?
A volte mi guardo allo specchio e mi sento parte della specie più spregevole che esista, che non si pone limiti, che non pensa prima di agire o che agisce solo per procurare dolore. Per fortuna però esistono anche persone con un animo buono, che cercano di aiutare chiunque sia in difficoltà.
Pupo non tornerà più da me, non lo vedrò mai più sdraiato sul giardino di casa a riposare all'ombra dei miei castagni nei pomeriggi di sole. Lui rimarrà nel mio cuore nella mia mente, nei miei sogni e per lui chiederò giustizia, anche se nulla potrà mai darmi la gioia di un suo sguardo. Marisa Negretto (Il Giornale di Vicenza, mercoledì 12 Gennaio 2011)

Ogni volta che leggo questa lettera mi si stringe il cuore mentre provo ad immedesimarmi in una scena che pare irreale.
Provo una gran rabbia e un profondo senso di schifo. 

Prima di Natale, sempre a Vicenza la notizia di un proiettile vagante che ha sfondato il vetro di una casa sfiorando di pochi centimetri una bambina.

“In una stagione di caccia, oltre al massacro di centinaia di migliaia di animali, vengono abbattuti 50 esseri umani e feriti un'ottantina. La guerra è qui, non in Afghanistan o in Iraq. Un artigliere a Kabul è più al sicuro di chi fa una passeggiata in campagna.” (beppegrillo.it)

In Italia si stima vengano uccisi 150 milioni di animali ogni anno! (contro i 135 degli “incivili Stati Uniti" dalla pistola facile)

Ogni anno 18 milioni di tonnellate di piombo vengono disseminate sul nostro territorio (piombo che poi consumiamo mangiando la selvaggina)
E’ ora di piantarla!

La caccia selvaggia va vietata, le licenze regolamentate e non concesse ad ogni beone zotico, ma solo a veri professionisti. Il concetto stesso di stagione di caccia deve essere ribaltato: non può essere come la stagione calcistica, lunga nove mesi, anche se questo 1,4% di italiani ritiene di praticare uno sport!
Vadano ai poligoni e ogni tanto lo Stato Italiano, ossia tutti noi, gentilmente, concederà loro delle brevi finestre di tempo per divertirsi ad ammazzare per i nostri boschi.

...che altro?...

Ah, sì!

Stronzi!!!


Riccardo Allione

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