13.1.11

Telecrazia surrealista

La telecrazia in Italia è ormai una realtà consolidata. L’intreccio tra tv, stampa e potere governativo è un inestricabile nodo di Gordio dai risvolti grotteschi. Vent’anni dopo il jingle di “Forza Italia” che segnò la sua discesa in campo, la macchina da guerra mediatica di Berlusconi gira a pieno regime.

Berlusconi si nega a qualsiasi confronto, salvo poi apparire come una rassicurante presenza spesso  incorporea nei programmi delle proprie reti, per comiziare senza contraddittorio. Comparsate ignote ai più, ma che raggiungono una pur larga fetta di popolazione, quelle casalinghe e pensionati che da sempre costituiscono lo zoccolo duro del suo elettorato. Fin qui niente di speciale. Da anni siamo stati abituati a tale condotta.

Questi primi giorni del 2011, però, hanno regalato nuovi scenari surreali.
Per cominciare, nell’ultima puntata del programma di Alfonso Signorini, “Kalispera”, il conduttore gossipparo si è collegato al telefono con il proprio editore-presidente Berlusconi, per irridere i comunisti imborghesiti, prendendo come esempio il cashmere di D’Alema a St. Moritz. Un intervento frivolo e gratuito volto unicamente a risaltare l’ipocrisia e la malafede degli avversari (?) del tele-presidente.

Ma non finisce qui; l’intreccio è pressoché infinito: Signorini è stato il mentore televisivo della nuora di Berlusconi, Silvia “voce di pesca” Toffanin, prima di riuscire a ritagliarsi un angolino nella seconda serata dell’ammiraglia Mediaset. E Signorini è pure il direttore di “Chi”, settimanale di Marina Berlusconi che da alcuni anni detiene il primato dell’esclusiva per tutto ciò che riguarda il premier (ricordiamo le foto di Casoria ai tempi del caso-Noemi). 
E sulla copertina di “Chi” di questa settimana, “chi” troviamo? Una gioiosa foto di gruppo della “famiglia reale” al gran completo! Ci sono Piersilvio, presidente di Mediaset, Marina, presidente di Mondadori, la Toffanin, figli, nipoti, cognati e su tutti, nonno Silvio. “Festa in famiglia”, il titolo di Signorini, una mossa per fare un bel lifting all’immagine ormai sudicia del Presidente del Consiglio. Uno scoop disinteressato, certamente.

Ancora, il prezzemolino Signorini è pure l’opinionista fisso del Grande Fratello, il programma cult di Canale 5. Bene, cosa è accaduto lunedì? Dopo l’ennesima bestemmia pronunciata da uno dei detenuti nella casa di Cinecittà, per la prima volta non la direzione del programma, ma bensì l’editore (quindi Berlusconi, scegliete voi quale) ha condannato all’espulsione dalla casa ben tre concorrenti che, con tempi e sfumature diversi, si sono macchiati di questa empia condotta, “offendendo migliaia di famiglie di italiani”. Oltre ai vescovi e il loro network: L’Avvenire e Famiglia Cristiana. Colpisce il tempismo, dato che proprio la mattina di lunedì, il leader Udc Pierferdinando Casini si è detto disposto ad appoggiare il traballante Governo Berlusconi. Diventa dunque lecito il sospetto che la severa cacciata dei bestemmiatori altro non sia che un’abile mossa per dimostrare come le reti del Presidente del Consiglio siano vicine all’audience-elettorato cattolico. 

L’ “operazione Mastro Lindo” in atto sembra dare i primi risultati -i moderati, che dopo il fallimento del voto di sfiducia di dicembre non vedono via d’uscita, iniziano ad ammorbidirsi- e chissà fin dove si spingerà nelle settimane a venire. Verrà fuori che Berlusconi è ancora vergine o che la Madonna di Medjugorje gli ha parlato in sonno, chissà. Ogni arma è lecita, ogni balla, ogni stratagemma.



Come per esempio registrare il simbolo del nuovo partito post-Pdl, “Italia”, che di fatto renderà esclusiva di una parte il nome della Nazione, derubando i cittadini dell’idea di patria. Questo nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Che assumerà una nuova accezione: la fedeltà al sommo presidente. Alle prossime eventuali elezioni gli italiani si troverebbero quindi a votare per l’ “Italia” oppure per gli altri; forze che conseguentemente saranno contro “l’Italia”. L’amore per l’ “Italia” per proprietà transitiva diverrà amore per Il Presidente. Gli ex-forzisti verranno denominati gli “italiani”, chi dissentirà non ne sarà più degno. Né forse lo vorrà più. Mentre la Lega Nord, forse per la prima volta, sarà “Fedele all’Italia”

Ma sarà poi possibile “privatizzare” il nome della propria nazione? O, come penso, stavolta Mr. B ha “pisciato fuori dal vaso”? Magari davvero, come ironizza il sito Spinoza.it, “è scattata l’ usucapione”?

So solo che tutto questo è maledettamente surreale.
Domani ci sveglieremo e sarà stato solo un incubo inverosimile.

E invece no, è l’establishment, baby.

E dopo vent’anni di distorsioni e forzature, il tempo del laboratorio mediatico è finito. Siamo in piena dittatura telecratica.

R

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