1.5.11

Wojtyla: la scomoda verità

Mosso da un ironico elenco dei “101 miracoli non riconosciuti di Karol Wojtyla”, ho cercato informazioni su Giovanni Paolo II, il "papa mediatico" e sul suo pontificato . Fatti e verità scomode di cui non sentiremo parlare in queste ore e nei prossimi giorni.

Apriamo con l'articolo del teologo svizzero Hans Küng (Corriere della Sera, 2005). Küng esprime un giudizio profondamente negativo nei confronti di Giovanni Paolo II: "Per la Chiesa cattolica questo Pontificato si rivela un disastro. Contro tutte le intenzioni del Concilio Vaticano II, il sistema romano medioevale — un apparato di potere caratterizzato da tratti totalitari — è stato restaurato grazie a una politica personale e dottrinale tanto astuta quanto spietata: i vescovi sono stati uniformati, i teologi dotati di museruola, i laici privati dei diritti, le donne discriminate, le iniziative popolari dei sinodi nazionali e delle chiese ignorati. E poi ancora scandali sessuali, divieti di discussione, dominio liturgico, impedimento dell'eucarestia... La grande credibilità della Chiesa Cattolica, cioè quella ottenuta da Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II, ha lasciato il posto a una vera e propria crisi della speranza. Questo è il risultato della profonda tragicità personale di questo Papa: l’idea cattolica di stampo polacco (medioevale, controriformista e antimoderna) che Karol Wojtyła ha voluto portare anche nel resto del mondo cattolico.”

“Giovanni Paolo II predica i diritti degli uomini all'esterno ma li ha negati all'interno e soprattutto alle donne. Il Vaticano continua a non poter sottoscrivere la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo del Consiglio d'Europa: troppi canoni del diritto ecclesiastico romano, assolutistico e medioevale, dovrebbero prima essere modificati.".

Wojtyla ha dunque tradito le prospettive di modernità delineate dal Concilio Vaticano II. Questo, per sommi capitoli, è quanto due proiettili, il Parkinson, e lo straziante accanimento mediatico-terapeutico dei suoi ultimi giorni ci hanno fatto dimenticare.

Vediamo di scavare un po’ di più. Sempre a proposito di diritti umani, "Wojtyla è riuscito a presentarsi come pontefice pacifista. Un paladino dei “diritti umani”. In realtà è l’opposto: è stato il nemico dei diritti umani in quanto prodotti della democrazia e della modernità, due secoli e mezzo di lotte, dall’Illuminismo a oggi. E’ il papa che mette al centro dei diritti umani la “vita” come la intende lui (e anche Ratzinger, più che mai): dal concepimento alla morte, l’uomo non ha nessun diritto all’autodeterminazione." (Paolo Flores D’Arcais)

In pochi, poi, ricordano -o forse sanno- dell’appoggio dato da Wojtyla a varie dittature di destra, in particolare in America Latina. Ad esempio, avallò in maniera plateale il regime di Pinochet, presentandosi al balcone insieme al dittatore. E i gesti simbolici per un pontefice mediatico come lui sono cruciali.
Non c'è stato solo l'episodio di Pinochet, ma anche la proclamazione a cardinale di Pio Laghi, accusato di appoggiare la cosiddetta "guerra sporca" durante gli anni della dittatura argentina, l'opposizione alla Teologia della Liberazione in America latina e la volontà di isolare il vescovo Romero, terzomondista, che denunciava dall'altare i mandanti degli assassinii di Stato nella dittatura salvadoregna, ucciso poi barbaramente.

Tra il 1977 e il 1979 furono assassinati cinque sacerdoti in El Salvador, seguaci della Teologia della Liberazione e membri attivi della Chiesa dei Poveri, che lavoravano con le comunità delle zone più oppresse e represse del paese.

Monsignor Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di El Salvador, andò in Vaticano in agosto di quell’anno con un minuzioso dossier sulla brutale repressione che stavano soffrendo la Chiesa e il popolo salvadoregno. Papa Giovanni Paolo II si rifiutò di vedere il dossier e di parlare dell’argomento. Sei mesi dopo Romero fu assassinato mentre celebrava messa.
In quello stesso anno, quattro religiose nordamericane morirono anche loro assassinate, dopo essere state torturate e violentate dall’esercito salvadoregno. Il Vaticano condannò i crimini ma non emise alcuna condanna contro il regime che li aveva propiziati. Il silenzio si fece norma.
Tra il 1980 e il 1985, altri 23 religiosi furono assassinati in Guatemala. Con loro decine di migliaia di civili, nel più grande bagno di sangue sofferto dalla regione nelle ultime decadi. E lo scenario si ripeteva: condanna formale e silenzio sulla dittatura criminale. La gerarchia si accompagnava a generali e oligarchi, mentre sacerdoti, religiosi e comunità cristiane di base erano sistematicamente perseguitati o assassinati.

Com’è possibile tutto questo? Cos’è accaduto dietro le quinte?
In una riunione con il presidente Ronald Reagan, secondo quanto riportato dal giornalista Bob Woodward (quello del caso Watergate), si ufficializza un’alleanza informale tra il Vaticano e gli USA per combattere la “minaccia comunista” in Centroamerica.
In Nicaragua le chiese diventano covi della controrivoluzione e i vescovi dirigenti politici. La crociata anticomunista del Papa spazzerà il centro America e la Chiesa Cattolica si dividerà in due settori inconciliabili: la Chiesa ufficiale e quella popolare. Vincerà quella ufficiale, con un conto esorbitante in vite umane e in distruzioni.

Insomma, la coerenza con la linea politica che portò al crollo del comunismo in Europa, provocò anche la più grande strage di innocenti in America dai tempi di Pizarro.

Spiega egregiamente D’arcais: “È certo che la caduta del Muro di Berlino non sarebbe avvenuta con le stesse modalità e negli stessi tempi senza il papa polacco. Ma è l'unico effetto collaterale positivo del grande oscurantismo di Giovanni Paolo II”.

Romero, martire, non è ancora beato né santo. Vediamo, invece chi ha beatificato questo sant'uomo di nome Karol.
Come non citare Josemarìa Escrivà, fondatore dell’Opus Dei, da sempre accusata di promuovere una visione reazionaria e autoritaria della fede cattolica, impostata su una rigida ortodossia e sul tradizionalismo più integralista, "un personaggio davvero indecente", secondo la teologa Adriana Zarri.

E poi Alojzije Stepinac, arcivescovo di Zagabria, beato e ingenuo, che da buon nazionalista croato, sostenne apertamente per almeno tre anni il regime filo-nazista degli ustascia durante la seconda guerra mondiale.

Restando nei Balcani, nel 1999 Papa Wojtyla venne convinto dagli USA a non denunciare i bombardamenti in Kosovo, come rivelato di recente dai dispacci pubblicati da Wikileaks.

C’è stato, inoltre, il rapporto stretto con l'intoccabile Marcinkus, il banchiere di Dio, o meglio, il banchiere di Wojtyla, presidente dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, dal 1971 al 1989. Fu coinvolto nel crack del Banco Ambrosiano, in un complicato "risiko bancario" che aveva come ulteriori protagonisti personaggi discussi come Michele Sindona e il "venerabile maestro" della loggia massonica P2, Licio Gelli. E’risaputo che lo IOR, grazie al suo regime privilegiato che tutela il riciclaggio e l’evasione fiscale è stata la banca della mafia.
"Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano. Lo IOR garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione. Perciò quando il papa Giovanni Paolo II, nel periodo delle stragi del 1992-93, scese in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma -esplose davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro la notte fra il 27 e il 28 luglio 1993-". (Curzio Maltese)
Dove andavano i soldi che lo IOR metteva da parte? In parte, ai regimi dell’America Latina, ad esempio in Nicaragua. E il cerchio si chiude.

Ancora, ci sono le prese di posizione ufficiali contro gli omosessuali, l’emancipazione femminile, le cellule staminali, l’eutanasia, la fecondazione artificiale, i contraccettivi e le pressioni sul Parlamento Europeo, attraverso il PPE, su questi questi temi sensibili.

Infine, non vanno dimenticati gli insabbiamenti degli scandali sessuali dei preti pedofili, messi in atto dal suo “Grande Inquisitore”, Joseph Ratzinger, che in qualità di capo dei Santi Uffici impose il massimo livello di riservatezza, il Segreto Pontificio, su tutti i casi di accuse di abusi. (30.000 persone in 50 anni, in 25 Paesi).


Sinead O'Connor denuncia il silenzio del Vaticano sugli abusi
su minori e il loro insabbiamento. (Saturday Night Live, 1992)

Karol Wojtyla, piaccia o no, è stato anche questo.

Per come la vedo io, non siamo diversi dall’America Latina: anche qui ci sono una Chiesa ufficiale e una popolare. E sarà così sempre, finché i secondi e più in generale i fedeli non apriranno gli occhi e capiranno che la fede è dentro ognuno di noi e non ha bisogno di gerarchie e sovrastrutture, e che non bisogna dare nulla per scontato. Soprattutto da chi ritenuto a priori giusto e infallibile.



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