22.8.11

Divorzio all’italiana

Nel 1991 la Jugoslavia si è sgretolata. E se 20 anni dopo… toccasse a noi?

Se oggi fosse il turno dell’Italia?
Sarebbe davvero un male?

La mia è una provocazione (forse), ma comincio a credere che potrebbe essere una strada percorribile o addirittura obbligata.

Niente guerra civile, nessun bisogno di dogane: essendo già tutti cittadini europei, basterebbero referendum e nuovi cartelli lungo i confini.
Non cambierebbe granchè, se non a livello amministrativo, con uffici centrali più vicini al territorio.

Continueremmo a comunicare in italiano, ma promuovendo i dialetti a lingue ufficiali (come è in Catalogna, ad esempio). Nessun bisogno di rinnegare il passato unitario, solo l’accettazione che una lunga fase storica è chiusa. E quanto è vero che la storia è ciclica, torneremmo a realtà separate ma unite da un’unica identità culturale, questa volta, però, sotto una grande bandiera di progresso e diritti, quella europea.

Gli italiani sarebbero forse per la prima volta sinceramente uniti, cittadini di un’ Europa dei popoli, faro dei diritti nel terzo millennio. Un continente unito nella tutela delle tradizioni e delle culture che lo compongono.

Un consensuale divorzio all’italiana sarebbe davvero drammatico?
O al contrario l’idea può addirittura piacere? 
Se così non è, se vogliamo salvare l'Italia unita, sarà necessaria una profonda riforma dello Stato, a partire dalle fondamenta. 

Altrimenti, presto o tardi è questo il destino che ci attende. 
Meglio farci un pensierino…



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