3.10.11

Le ultime scaramucce tra rossi e neri

Si è conclusa una settimana memorabile a Campo Marzio in Vicenza.
Giovedì sera fiaccolata del Pdl; domenica pomeriggio, corteo No Dal Molin/Rifondazione/Sel.
I neo-fascisti e i post-comunisti in strada per “riprendesi la città” (espressione condivisa da entrambe le parti).

I primi, tra i cinquanta e i cento, in silenzio. Quasi in punta di piedi, di notte, tutti neri, per non farsi vedere.
Pareva una veglia funebre al sogno berlusconiano.
Circa centocinquanta i secondi, chiassosi e in pieno giorno. La faccia tosta di chi si sente di avere finalmente la città in pugno -per la prima volta nella storia repubblicana-.
Dal solito furgone con impianto da 2000w, tra un pezzo dei Rage Against The Machine e uno dei 99 Posse (l’ideale per attirare le famiglie di tutte le etnie), parole urlate al microfono ricordavano che il cuscus è buono e va assaggiato.

Giovedì i commercianti (kebab, phone center, bar e alimentari) hanno abbassato le saracinesche al passaggio della processione, per evitare guai.
Domenica le famiglie di nigeriani, indiani e ucraini al parco scuotevano la testa alla vista della rumorosa parata.

Alle manifestazioni non ha preso parte nessun residente, ma hanno entrambe richiesto la presenza di una trentina di agenti, tra polizia, carabinieri e municipale a bloccare il traffico. Poco male la sera di giovedì, un disastro la domenica pomeriggio, con code chilometriche e giri dell’oca intorno alla ZTL. Meno male che il Comune è a corto di soldi… non per simili dispiegamenti di forze dell’ordine, però.

E per cosa? Due prove di forza di due prime donne: Elena Donazzan e Cinzia Bottene.
Le due maggiori disgrazie per Vicenza dopo il Dal Molin e l’alluvione, con a seguito i rispettivi carrozzoni di amici, associazioni varie e, soprattutto, partiti politici.
Bene, gli spot hanno fatto flop.

Fa riflettere, dopo tutto il clamore mediatico scatenato a mezzo stampa, vedere strisciare al buio sotto casa quattro teste rasate ormai stanche e appesantite, seguite da pochi ragazzini esaltati con a seguito i nonni in bicicletta.
Fa sperare che finalmente l’illusione sia finita, che gli italiani si siano disinnamorati delle ideologie. Che la guerra ammuffita tra rossi e neri sia ormai superata, nonostante la tenacia dei camerati e compagni più strenui.

E’ presto per dire se questo implichi una disillusione generalizzata o la prospettiva non altrettanto allettante che i vicentini si dividano ormai tra democristiani e leghisti. Di certo i due cortei sono stati un fiasco nelle intenzioni e nei numeri. Superflui, pretestuosi e non richiesti.

E allora mi sento di dare un consiglio non richiesto a quanti sono venuti a “riprendersi” Vicenza.
Mollate i partiti. Dimenticate i simboli. Inventatene degli altri, scendete in piazza e convocate delle assemblee. Riorganizzatevi in qualcosa di nuovo, genuino e attuale.

Solo parole al vento internautico, è chiaro: perché mai rinunciare alla poltrona o vanificare gli anni spesi a lottare per averne una? Avanti così allora, boia chi molla e hasta la victoria.


P.s: finita la settimana di passione il quartiere è tornato alla normalità: oggi ho trovato e raccolto in mezzo all’erba del parco una siringa italiana di eroina…di chi è Vicenza? Rossi o neri?

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