6.11.11

Anno2.zero



Cambiare tutto…

Infine, è arrivato Servizio Pubblico, il nuovo programma multipiattaforma di Michele Santoro.
Dopo anni di tira e molla, di editti bulgari, censure preventive, telefonate minatorie dall’alto, finalmente Santoro ha fatto il grande passo, la decisione migliore che potesse prendere: ha lasciato il nido.
Un salto nel vuoto coraggioso e lodevole. Un’impresa epica, che ha pure il merito di uniformare per la prima volta la programmazione delle decine di emittenti locali regionali che hanno acquistato il pacchetto all inclusive offerto dal nuovo Annozero (potenzialità mai sfruttata in Italia per contrastare il monopolio Raiset).
Davvero una piccola rivoluzione televisiva che passa per la rete e che segue a due anni di distanza quella della stampa del Fatto Quotidiano e quella politica del Movimento 5 Stelle.
Ben arrivato Michele, quindi, nel web libero dai partiti che occupano politica, stampa e tv. 

La maggiore libertà redazionale si è potuta apprezzare nello spazio triplicato concesso a Marco Travaglio (ora si capisce perché ha lasciato Passaparola sul blog di Grillo), nell’intervista alla svampita Chiara, testimone del Rubygate, e nel collegamento con Lavitola. Tre scelte che in casa Rai avrebbero scatenato un putiferio. (e il contraddittorio, e la par condicio…).
Ora che, come Jerry Calà, Santoro è andato a vivere da solo, si è evidentemente voluto togliere alcuni sassolini dalla scarpa per questa nuova edizione del suo programma.
In realtà, infatti, parlare di nuovo programma è un’esagerazione. Sarebbe meglio parlare di nuova veste di Annozero.


…per non cambiare nulla?

Poco o niente in realtà è cambiato con l’addio a mamma Rai. Stessa formula, stessa redazione, stessi ospiti. Sono cambiati, in peggio, i fatti. Ed è cambiata la cornice, come visto.
D’accordo, squadra che vince non si cambia e il format evidentemente funzionava bene già di per sé, ma chi attendeva trepidante l’esordio di Santoro & co. sul web, si aspettava forse qualche novità, al di là dei sondaggi via Facebook giusto per dare un tocco di multimedialità, che definire superflui è poco. (chiedere al pubblico di Santoro se Berlusconi deve dimettersi è come chiedere ai tifosi di calcio se l’Italia deve vincere).
Per la rete, invece, più di qualcuno si dice deluso, in particolare dai temi affrontati.
Ancora i privilegi e i vizi della Casta che, come ricordato da Stella e Rizzo, sono intatti, ma soprattutto sono un argomento quanto mai inflazionato. E ancora l’imprescindibile Berlusconi al centro dei ragionamenti.
Può una rivoluzione chiamarsi tale se anziché al futuro guarda al passato?
Le sorti dell’Italia non passano dall’inchiesta Tarantini, né dai festini di Villa San Martino.

La rete rappresenta la maggioranza silenziosa degli italiani estromessa dallo Stato.
Quello che si prefigge di essere il servizio pubblico 2.0 dovrebbe rivolgersi a loro.
Parlare a loro, con loro, dei loro problemi.
Loro, che sono i soci finanziatori del programma, gli abbonati del Fatto, gli iscritti ai Meetup.
Perché ad esempio non invitare come ospiti dei blogger indipendenti ed affermati, anziché i soliti giornalisti prezzolati che fino all’altro ieri hanno taciuto sulla crisi e che ora si ergono a critici del berlusconismo? (mi riferisco a Bechis. Bentornata in video Luisella!).
I politici e i giornalisti salottieri hanno già larghissimo spazio da Lerner, Paragone, Floris e dall’ex pupillo Formigli (che sta pur facendo un buon lavoro su La7 e ora prende sonore mazzate dal proprio mentore). 

L’impressione generale è insomma che la prima puntata di Servizio Pubblico sia stata un “dove eravamo rimasti” di Annozero. Speriamo che con la seconda cambi qualcosa.
Altrimenti la piccola rivoluzione santoriana, sarà di fatto solo formale.
Un ambizioso e riuscito esperimento televisivo, che ha comunque il grande merito di aver creato il precedente, dimostrando a Viale Mazzini, l’ormai ex servizio pubblico, che con un po’ di impegno e un buon seguito si può fare a meno delle loro strutture, smarcandosi dall’ingerenza dei Partiti tutti.


R

1 commento:

  1. Io credo che le potenzialità della Rete le conoscano già a certi livelli televisivi... quella è gente preparata e che viaggia molto. Se non passano in internet molte trasmissioni e molti personaggi evidentemente c'è un perchè.
    Riguardo Servizio pubblico per me è la solita menata... il male assoluto Berlusconi causa di tutto ciò che accade, adesso cosa diranno? Per me aumentano solo il divide et impera invece di palare di fatti e di politica concreta che, come dici giustamente tu, non è nella filosofia spiccia dei salotti bene del giornalismo ma si respira e vede per le strade fra la gente comune.

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